Jorge Semprún
di Giacomo Giossi – Blow Up – 1 Agosto 2026
Cresciuto in una famiglia colta di intellettuali, forse nessuno meglio di Jorge Semprún è in grado di rappresentare la figura dell`eroe romantico e libertario del Novecento. Nato a Madrid, Semprún ha attraversato come pochi altri la storia: dai lager nazisti alla resistenza vissuta nelle file del Partito Comunista di Spagna, allora fuorilegge sotto la dittatura di Franco. La sua letteratura era inevitabilmente intrisa dei valori politici e sociali di cui era uno dei più importanti e ingaggiati esponenti del suo tempo, libero da ogni forma di ottusa ideologia Semprún arrivò a sostenere posizioni fortemente eterodosse rispetto al Partito Comunista da cui si allontanò esprimendo posizioni negli anni sempre più libertarie e contestatarie. E forse proprio La seconda morte di Ramón Mercader esprime e sintetizza al meglio la sua idea di letteratura e insieme la sua forza e la sua capacità di cogliere oltre il peso della storia, il sentimento degli uomini in lotta. Pubblicato originariamente nel 1969 e ora riproposto da Medhelan con la traduzione di Leopoldo Carra e una brillante prefazione di Sandro Moiso, Il romanzo si presenta come una parodia del genere noir, ma una parodia serissima che sfonda i limiti del genere per affrancarsi attraverso a una puntuale e insistente ricostruzione storica a una forma di sperimentalismo affine in parte a quella del nouveau roman afferente tra gli altri a Claude Simon e a Michel Butor. Semprún – formidabile poliglotta – scrive così il suo primo romanzo francese, inteso non solo per la lingua, come già era avvenuto per Le Grand Voyage del 1963, ma per una forma e una visione strutturalista della storia dentro alla quale s`installano personaggi storici e di finzione in un gioco a incastri che sarà anche alla base del suo stesso cinema: «Sembrava di essere al cinema, il film d`avventura era appena iniziato: le prime immagini, appunto, mostravano quella spiaggia immensa e deserta, sulla quale il vento del mare soffiava a raffiche». In particolare il romanzo sembra provenire dalle medesime tracce lasciate dal legame con Alain Resnais che aveva dato vita tre anni prima a un capolavoro come La guerra è finita del 1966 che non a caso richiama anche strutturalmente alle forme estreme e sperimentali de L`anno scorso a Marienbad del 1961, in quel caso sceneggiato proprio da Alain Robbe-Grillet, scrittore e teorico del nouveau roman. La seconda morte di Ramón Mercader è il tentativo di tirare le fila di una storia, quella del partito comunista, della sua ortodossia e delle sue figure più eclettiche e rivoluzionare, partito da cui Semprún fu espulso ne11964. Il protagonista assume in parte le sembianze di un possibile Humprey Bogart, le atmosfere proposte dall`autore spagnolo sono quelle di un noir a tratti pop e volutamente fumettistico a cui si alternano slanci poetici e politici allo stesso tempo. Un testo dunque fortemente e insistentemente stratificato perché proprio nell`accumulo sulla pagina di formule e ipotesi, descrizioni e dialoghi l`autore restituisce una complessità che in altro modo si paleserebbe solo attraverso una banale sequela di eventi privi di corrispondenza. L`esito è così quello di una densità di pagina rara e al tempo stesso estremamente seducente perché offre continue vie di fuga, come se il lettore fosse invitato a distrarsi più che a farsi ingannare dagli indizi sparsi, non è la scena del delitto che interessa all`autore, ma il suo contesto. I non-luoghi (prima ancora di Marc Augé) rappresentano il fulcro della narrazione, luoghi simbolici di scambio, dove tutto può accadere, ma anche dove meglio ci si può alternativamente nascondere o rivelare. Inseguito da russi e tedeschi, Mercader si trova così a Zurigo al controllo passaporti, ufficialmente si occupa di import-export, ma in realtà è una spia al soldo dei sovietici. La seconda morte di Ramón Mercader è una riflessione sul sé e sulla sua continua scoperta e su un dopoguerra europeo che avrebbe dovuto essere inclusivo e libertario, resistente e democraticamente collettivo e che invece si sta tramutando nuovamente in una lotta per bande pronte a tutto pur di
fare prigionieri, pur di occupare ogni spazio (anche mentale) spazio. Bande dirette spesso da ex rivoluzionari ormai ridotti a burocrati di governo e macchiette rappresentanti una vita precedente. La disillusione non è però per l`autore una forma possibile e tanto meno immaginabile di stanchezza. La seconda morte di Ramón Mercader è infatti il romanzo di una rivolta prima ancora che possibile e urgente, sempre obbligata. Jorge Semprún non offre e non pretende una verità della storia, ma una sua alternativa possibilità sempre da inseguire e da costruire. La narrazione è intrisa di riflessioni personali che si alternano all`incedere dei personaggi, tutto si tiene così perfettamente da riuscire a dare corpo a un romanzo potentemente letterario in cui il mondo di allora si rispecchia in quello di oggi, con tutte le sue sventure, ma anche con tutte le sue possibili avventure.
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NOVITA’
La seconda morte di Ramón Mercader
Quando Ramón Mercader si presenta al controllo pas saporti dell’aeroporto di Zurigo, il suo destino è segnato. Ramón non si occupa solo di import-export: è una spia dell’URSS in terra di Spagna. La sua copertura, però, sta rischiando di saltare, e i servizi americani sono sulle sue tracce. Anche i russi e i tedeschi dell’Est si interessano a lui, e Ramón, in quella partita di caccia, potrebbe essere esca o selvaggina. Jorge Semprún non ha scelto a caso il nome del suo protagonista: Ramón Mercader, quello «vero», è stato l’assassino di Trockij. Attraverso il suo personaggio romanzesco e il suo omonimo reale, l’autore rievoca l’intera storia del movimento comunista, dalla Terza Internazionale alla guerra di Spagna, dalle repressioni di Stalin alla burocratizzazione del mondo sovietico negli anni Sessanta. Semprún affermava – ricorda Sandro Moiso nella prefazione alla presente edizione – «che tutti i suoi romanzi costituivano di fatto “un libro interminabile”. Romanzi, come quello che il lettore ha tra le mani, in cui clandestinità e azione politica, sia durante la Resistenza che successivamente nelle file dei servizi “comunisti”, spingono l’autore a render conto di quante menzogne occorresse all’epoca sostenere oppure contribuire a diffondere, anche nei confronti di amici e compagni “innocenti”, purché la grande macchina partitica ed organizzativa, oltre che propagandistica, di una rivoluzione da tempo fallita potesse continuare a rappresentarsi come l’erede delle tradizione rivoluzionaria proletaria». Intorno alla tragica epopea di Ramón Mercader e degli altri personaggi, maschili e femminili, teneri e violenti, in una trama
dalle sorprese continue, si dipanano i ricordi personali di Semprún, ma soprattutto il filo collettivo di una grande meditazione storica sul destino delle rivoluzioni.
Traduzione di Leopoldo Carra
Prefazione di Sandro Moiso
Pagine: 476
Recensioni:
Conquiste del lavoro – Enzo Verrengia