Il profilo di un mito, sullo sfondo dei suoi racconti

di Francesca Lazzarato – “Alias” Il Manifesto – 19 Ottobre 2025

Se mai la quasi centenaria Miss Juliana Bordereau, protagonista del breve romanzo di Henry James Il carteggio Aspern, avesse posseduto il talento, lo spirito e la sfacciataggine dell`argentina Estela Canto, non avrebbe mai nascosto sotto il materasso le preziose reliquie di «uno dei più grandi nomi del secolo», per poi ordinare di distruggerle. Come Canto, avrebbe piuttosto dedicato gli anni della vecchiaia a scrivere di un antico e celebre amore, esibendo lettere, svelando l`intimità di una figura assurta ai vertici del canone letterario (e anche a quelli della cultura pop, che 1`ha resa un`icona nota a chiunque), e mettendone in relazione le opere con una esistenza singolarmente priva di eventi, ma non di passioni, in cui lettura e scrittura erano sinonimo della vita stessa. Il frutto di tale felice assenza di riservatezza è Borges in controluce (pp. 256 € 21,00, prefazione di BrunoArpaia, traduzione di Francesca Coppola), che le edizioni Medhelan pubblicano per la prima volta in italiano e che Ricardo Piglia, in una delle sue lezioni borgesiane del 2013, definì «il miglior testo biografico su Borges, un libro importantissimo che testimonia di un Borges nel pieno splendore della sua creazione letteraria ( …). A ciò si aggiunge l`analisi dei racconti che Borges scrisse in quegli anni, fornendo alcuni dati fondamentali per comprenderli meglio».
Non tutti la pensavano così: quando il libro apparve, nel 1989 (Borges era morto da tre anni), destò un certo scandalo e, nel suo esplicitare l`indicibile, risultò certamente fastidioso per quella che si potrebbe definire l`industria della canonizzazione di uno scrittore diventato anche un «prodotto da esportare» (è Josefina Ludmer a parlare di una «proliferazione» dell`indotto borgesiano degna dell` Orbis Tertius). Ci furono, per esempio, amiche e biografe di Borges come Alicia Jurado e Maria Esther Wzquez che, indignate, considerarono il testo di Canto un coacervo di sordidi pettegolezzi: un giudizio rancoroso e meschino, che si opponeva alla scrittura appassionata ed elegante dell`autrice e alla sua verve desacralizzante ma non irrispettosa. Borges in controluce, inoltre, disegnaun`ampia e suggestiva mappa della Buenos Aires di allora (strade, parchi, locali, gente, visioni notturne) e traccia un rapido ma significativo schizzo di una società letteraria dalle caratteristiche singolari e irripetibili, sullo sfondo di un`Argentina come sempre tormentata e dell`avvento di un peronismo detestato da Canto come da Borges, sia pure da punti di vista del tutto opposti. Estela, la bella, spregiudicata e provocatoria Estela, abituata avivere secondo le proprie regole e a dire quel che pensava senza curarsi delle convenienze, narra di un Borges incontrato nel momento in cui aveva appena pubblicato Finzioni, si accingeva a scrivere L`Aleph (poi glielo dedicherà, regalandole inoltre il manoscritto, che lei venderà saggiamente allo Sta- sogno), ed era sulla via di trasformarsi, da autore noto a pochi, in uno dei cento «individui non comuni» celebrati da Harold Bloom nel suo Il Genio (Rizzoli 2002). Al tempo stesso, ce lo presenta come un uomo timido e goffo, per nulla attraente, anticonvenzionale ma dominato dalle convenzioni e da una madre possessiva e autoritaria, terrorizzato dal sesso e dal contatto fisico, pieno di pregiudizi di classe e incline a innamorarsi di donne irraggiungibili o indifferenti. Canto, conosciuta nel 1944 a casa di Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo, fu una delle poche donne a cui Borges chiese di sposarlo, ricevendo uno spiritoso rifiuto (lei gli disse che prima avrebbero dovuto fare sesso, ben sapendo che non sarebbe mai accaduto), e tra tutti i suoi amori fu uno dei più lunghi e importanti, anche se Este la, nonostante lavastissima cultura e la collaborazione con Sur (sia lei che il fratello Patricio facevano parte della cerchia di Victoria Ocampo, fondatrice della rivista) era molto diversa dalle sue solite amiche. Quando si conobbero, Borges aveva quarantacinque anni e lei ventotto, ma oltre alla differenza di età ne esisteva una ben più divisiva: Estela apparteneva a una famiglia impoverita che viveva nel quartiere «sbagliato», e per mantenersi aveva cominciato a lavorare a vent`anni facendo un po` di tutto, perfino la danzatrice «a ore» in una sala da ballo, finché non era approdata alla traduzione (a tutt`oggi, la sua versione in spagnolo della Recherche proustiana resta insuperata). Aveva, inoltre, una visione della storia e della politica argentina ben diversa da quella nazionalista e francamente reazionaria di Borges, tanto che anni dopo si iscrisse al partito comunista e lavorò nel suo giornale insieme a Juan Gelman e ad Andrés Rivera, uno dei tanti scrittori «segreti» che l`Argentina custodisce.
Fu proprio la politica – oltre alla relazione con il poeta spagnolo Lorenzo Varela, esule in Uruguay, che la tenne lontana da Buenos Aires per tre anni ad allontanarla da Borges, che confessò a suo nipote: «È la donna più intelligente che abbia mai conosciuto», anche se non si astenne dal dare un acido giudizio sulla sua moralità. Il filo dell`amicizia non si interruppe mai del tutto, l`ammirazione reciproca neppure, anche se, purtroppo per Estela, l`ombra di Borges sembra averla inghiottita e cancellata, annullando non solo la sua figura, così audace e in anticipo sui tempi, ma anche l`interesse per i molti romanzi che Canto scrisse nel corso degli anni, e che secondo Maria Rosa Loj o la rendono «una delle prime voci notevoli del romanzo scritto da donne nell`Argentina del Ventesimo secolo».


Borges in controluce

21,00 €

Una notte d’estate, dopo una serata passata a casa di Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares, Estela Canto si trova a camminare verso casa attraverso Buenos Aires in compagnia di Jorge Luis Borges. I due entrano in un bar, lui ordina un bicchiere di latte, lei gli parla della sua ammirazione per Bernard Shaw. Borges non tarda a innamorarsi della giovane donna, che ha «Il sorriso della Gioconda e i movimenti di un cavallino degli scacchi». Da questo primo incontro nacque la relazione, che durò fino alla fine delle loro vite, tra la talentuosa, colta e attraente scrittrice e Borges, che all’epoca non è ancora il celebre scrittore, ma per gli intimi solamente Georgie. Ed è così che ce lo restituisce Estela Canto in questo saggio intimo e personale, dalla storia della genesi de L’Aleph, opera che lui le dedicò, alle sedute di psicanalisi di Borges con il dottor Cohen-Miller, a cui lei partecipò, alle lettere appassionate che lui le scrisse mentre stavano insieme, alla loro storia, tra gli scontri, i malintesi e le riappacificazioni comuni alle grandi relazioni. Opera controversa che divise la critica nel 1989 quando uscì per la prima volta in Spagna, Borges in controluce è considerato oggi come uno dei migliori libri scritti su Borges. «Parlo di Borges quando era in vita, dell’uomo che ho conosciuto», scrive Estela Canto in questo ritratto inedito, a tratti tagliente, sempre appassionante. L’intelligenza di Estela Canto sta nel cogliere le sottili sfumature psicologiche dell’uomo in un dialogo preciso con la sua opera, sempre sincero e fedele alla realtà perché «Borges non si merita nulla di meno». Parte memoir, parte saggio, parte biografia, questo libro rivela i tratti dell’essere umano che si cela dietro uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.


Traduzione e prologo di Francesca Coppola

Prefazione di Bruno Arpaia

Pagine: 256


Recensioni: 
Italia Oggi – Diego Gabutti

Alias Il Manifesto – Francesca Lazzarato


 

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