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Borges in controluce

21,00 

Una notte d’estate, dopo una serata passata a casa di Silvina Ocampo e Adolfo Bioy Casares, Estela Canto si trova a camminare verso casa attraverso Buenos Aires in compagnia di Jorge Luis Borges. I due entrano in un bar, lui ordina un bicchiere di latte, lei gli parla della sua ammirazione per Bernard Shaw. Borges non tarda a innamorarsi della giovane donna, che ha «Il sorriso della Gioconda e i movimenti di un cavallino degli scacchi». Da questo primo incontro nacque la relazione, che durò fino alla fine delle loro vite, tra la talentuosa, colta e attraente scrittrice e Borges, che all’epoca non è ancora il celebre scrittore, ma per gli intimi solamente Georgie. Ed è così che ce lo restituisce Estela Canto in questo saggio intimo e personale, dalla storia della genesi de L’Aleph, opera che lui le dedicò, alle sedute di psicanalisi di Borges con il dottor Cohen-Miller, a cui lei partecipò, alle lettere appassionate che lui le scrisse mentre stavano insieme, alla loro storia, tra gli scontri, i malintesi e le riappacificazioni comuni alle grandi relazioni. Opera controversa che divise la critica nel 1989 quando uscì per la prima volta in Spagna, Borges in controluce è considerato oggi come uno dei migliori libri scritti su Borges. «Parlo di Borges quando era in vita, dell’uomo che ho conosciuto», scrive Estela Canto in questo ritratto inedito, a tratti tagliente, sempre appassionante. L’intelligenza di Estela Canto sta nel cogliere le sottili sfumature psicologiche dell’uomo in un dialogo preciso con la sua opera, sempre sincero e fedele alla realtà perché «Borges non si merita nulla di meno». Parte memoir, parte saggio, parte biografia, questo libro rivela i tratti dell’essere umano che si cela dietro uno dei più grandi scrittori del nostro tempo.


Traduzione e prologo di Francesca Coppola

Prefazione di Bruno Arpaia

Pagine: 256


Recensioni: 
Italia Oggi – Diego Gabutti


 

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Estela Canto

(1915-1994) nata a Buenos Aires, la madre proveniva da una famiglia tradizionale di Montevideo caduta in rovina, il padre era insegnante. Lavorò come impiegata alla General Motors, come comparsa sui set cinematografici e fu la segretaria di Pichon-Rivière. Sorella dello scrittore e traduttore Patricio Canto, pubblicò i suoi primi racconti sulla rivista «Sur» e su «La Nación». Giornalista e traduttrice, la sua versione della Recherche è lodata ancora oggi dai critici per lo splendore e la ricchezza dei dettagli. Celebrata da Victoria Ocampo, nel 1945 vinse il premio Imprenta López con il suo romanzo El muro de mármol. A questo libro seguirono, tra gli altri, El retrato y la imagen (1950), El estanque (1956), La noche y el barro (1961), Los otros, las mascaras (1973), La hora detenida (1976), El jazmín negro (1978). Ma è con Borges a contraluz (1989) che la sua opera ottenne l’indiscusso riconoscimento della critica. Colta, talentuosa, indipendente, Estela Canto fu una delle figure più originali che attraversarono la vita letteraria argentina del ventesimo secolo.

Descrizione

«Cara Estela: fino ad oggi ho generato fantasmi; alcuni, i miei racconti, forse mi hanno aiutato a vivere; altri, le mie ossessioni, mi hanno ucciso. Le sconfiggerò, se mi aiuti. Il mio tono enfatico ti farà sorridere; credo di lottare per il mio onore, per la mia vita e (cosa più importante) per l’amore di Estela Canto. Tuo con l’ardore di sempre e con un sorprendente coraggio,

Georgie»

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