Il critico che morì sul suo monumento al giovane Puškin
di Andrea Tarabbia – “Tuttolibri” La Stampa – 23 Maggio 2026
Jurij Tynjanov fa parte della storia del pensiero in quanto, come linguista e critico letterario, contribuì alla nascita dell´OPOJAZ – la Società per lo studio del linguaggio poetico che fu, insieme al coevo Circolo di Mosca, uno dei movimenti costitutivi del formalismo russo. I lavori teorici fondamentali di Tynjanov furono Il problema del linguaggio poetico (1924) e soprattutto Avanguardia e tradizione (1929), in cui il “fatto letterario”, e in generale la cultura, venivano studiati come dei processi evolutivi, nel tentativo di rispondere ad alcune domande cruciali: «Come appare, nell´arte e nella vita, ciò che è nuovo? Quali sono, se ci sono, le regole del cambiamento?». Ecco, studi come L´evoluzione letteraria o Arcaisti e innovatori , contenuti proprio in Avanguardia e tradizione , offrono una risposta plausibile a questi dilemmi; il fatto che oggi, almeno in Italia, questi testi siano di difficile reperibilità è un problema non solo per gli studiosi, ma per tutti coloro che vorrebbero avvicinarsi alla letteratura come a una pratica che pone problemi di forma, di linguaggio e di ritmo e, in generale, alla cultura come a una dialettica. Parallelamente al suo lavoro di studioso del fatto letterario, però, Tynjanov era scrittore – un´attività che, per un pensatore, è sempre a doppio taglio, soprattutto perché, in genere, i critici scrivono romanzi brutti. Invece, quando nel 1925 uscì il suo racconto d´esordio Kjuchlja , ispirato alla vita del poeta decabrista e amico di Puškin Küchelbecker, il Tynjanov artista fu promosso niente meno che da Majakovskij, patriarca delle lettere sovietiche. Seguirono altri testi narrativi, tutti di impianto storico e documentale; il migliore di questi, La morte del Vazir-Muchtar , uscì nello stesso, miracoloso anno di Avanguardia e tradizione : racconta in forma di romanzo la vita dello scrittore e diplomatico russo Aleksandr Griboedov, autore di Che disgrazia, l´ingegno! , uno dei capolavori del teatro del XIX secolo, anch´egli amico di Puškin e linciato dalla folla durante un assalto all´ambasciata russa di Teheran. Il Tynjanov scrittore, insomma, ha almeno due punti fermi: scrive romanzi storici e racconta le vite di chi ha avuto a che fare con Puškin e la sua epoca. Così, pare naturale che egli, giunto a un certo punto della sua vita, abbia provato a misurarsi proprio con Puškin. Genio irrequieto, a cui ogni scrittore e studioso di lingua e cultura russa torna inevitabilmente, Puškin è, per i russi, ciò che Goethe è per i tedeschi, Shakespeare per gli inglesi, Dante per noi: l´inventore della lingua poetica nazionale, l´inarrivabile creatore di bellezza. Il romanzo su Puškin uscì in tre tornate tra il 1935 e il 1943, anno della morte di Tynjanov: è un´opera monumentale e incompiuta, che racconta l´Infanzia del poeta, una parte in cui Tynjanov descrive, con piglio naturalista, la famiglia (e qui le figure del padre e soprattutto del nonno si prendono la scena), gli anni del Liceo a Carskoe selo, sotto l´egida e lo sguardo, a volte benevolo a volte severo, dello zar, e infine la Giovinezza, con le prime schermaglie poetiche, le prime ribellioni, i prodromi del genio. Il giovane Puškin non era mai stato tradotto in italiano: ha finalmente colmato il vuoto Medhelan, che non è nuova ad avventure editoriali di questo respiro, recuperando, a mo´ di prefazione, uno splendido scritto di Šklovskij che già le edizioni Dedalo, nel lontano 1968, avevano messo all´inizio di Avanguardia e tradizione , e chiudendo il volume con il celebre Discorso su Puškin che Dostoevskij pronunciò nel 1880. Di questo suo libro, Tynjanov diceva: «Non è una biografia. Il lettore vi cercherebbe invano una descrizione esatta dei fatti, una cronologia esatta»; e diceva: «Con questo libro, io vorrei avvicinarmi alla verità artistica del passato»; e diceva: «È un´epopea sulle origini, lo sviluppo e la morte» di Puškin. Secondo Šklovskij, l´amico ha scritto soltanto il primo terzo dell´opera. Non leggeremo mai come Tynjanov avrebbe voluto raccontare gli anni della rivolta e dell´esilio, l´amore furibondo per la Goncarova, la nascita dei grandi capolavori e il duello mortale. Negli anni Venti, era stato colpito dalla sclerosi a placche: durante la guerra la malattia si era fatta feroce e l´aveva reso quasi cieco e impossibilitato a muoversi e a ricordare. Nella sua traduzione bella e fedele, Elisabetta Spediacci restituisce gli spasimi con cui Tynjanov ha composto soprattutto l´ultimo centinaio di pagine. Finché ne ebbe la forza, Tynjanov scrisse del suo grande amore, Puškin, scavando nella sua biografia per scovarvi ciò che l´aveva reso speciale; si destava dal torpore, dall´oblio della malattia, ogniqualvolta qualcuno gli sussurrava il nome del grande poeta e, con la poca voce che gli rimaneva, lo citava a memoria, e si emozionava.
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NOVITA’
Il giovane Puškin
Capolavoro monumentale del grande esponente del formalismo russo, Il giovane Puškin nasce come progetto biografico completo del grande poeta, in occasione del centenario della sua morte. Tynjanov riuscì a completare solo le prime tre parti dell’opera che terminano con l’ingresso di Puškin nell’età adulta. Romanzo di atmosfere e di evocazioni letterarie, dove l’infanzia e la giovinezza del poeta sono intessute di premonizioni di versi, personaggi, sentimenti che prenderanno forma eterna nelle sue opere, Il giovane Puškin è uno straordinario affresco della Russia di Alessandro I. Tynjanov rievoca, con straordinaria precisione e immancabile ironia il mondo letterario del tempo, influenzato dalla cultura francese, nonostante i tragici eventi delle guerre napoleoniche, i fermenti ideali e naturalmente le avvincenti vicende familiari del giovane vate. Terminato quando già si manifestavano nell’autore i primi segni della sclerosi multipla, fu anche al centro di un progetto cinematografico (la prima “grande pellicola a colori” russa) di Sergej Ėjzenštejn, rimasto incompiuto per la sopraggiunta morte di Tynjanov nel 1943. In una sua lettera, inviata all’autore senza sapere della sua scomparsa, il grande regista sovietico scrive: «pensavo a un film tratto dal tuo romanzo perché, oltre alla meravigliosa interazione dei leitmotiv musicali, la trama della sua biografia è semplicemente concepita da Dio per il colore». Il romanzo è arricchito dalla riproposizione, in appendice, del famoso Discorso su Puškin di Dostoevskij: «In verità, nelle letterature europee ci sono stati dei geni artistici di enorme grandezza, come Shakespeare, Cervantes, Schiller. Ma trovate anche uno solo di questi geni che possieda tale facoltà di rispondenza e simpatia universale come il nostro Puškin. E proprio questa dote, questa facoltà, che è la più importante della nostra nazionalità, egli la condivide precisamente con il nostro popolo e perciò egli è il vero poeta del popolo».
Introduzione di Viktor Sklovskj
Traduzione di Elisabetta Spediacci
In appendice: “Discorso su Puškin” di F. Dostoevskij
Pagine: 768
Recensioni:
“Tuttolibri” La Stampa – Andrea Tarabbia