Il giovane Puškin

di Giulio Silvano – Il Foglio – 28 Luglio 2026

A sei anni ormai era pesante, goffo, e i suoi ricci chiari avevano cominciato a scurirsi. Aveva lo sguardo attento ma si muoveva con una certa lentezza. Era come se nessuno dei passatempi a cui la madre e la tata lo costringevano gli interessasse minimamente”. E poi perdeva i fazzoletti, e faceva cadere i bicchieri, e la madre aveva preso a legarlo con una cinghia perché non si mangiasse le unghie. Lui per casa “si muoveva furtivo come un lupacchiotto, tra oggetti a lui misteriosamente ostili”. I genitori lo chiamavano Saška, diminutivo usato per fingersi affettuosi. Il nome è Aleksandr. Il cognome Puškin. Siamo nella Russia di inizio Ottocento, e il piccolo Saška diventerà il grande autore nazionale, il fondatore della nuova lingua russa, il grande esponente del romanticismo, l`autore della Figlia del capitano, su cui si baseranno tutte le letterature future del paese. A raccontare la sua storia, nei minimi dettagli, con tanto di scene romanzesche e fedeltà storica, è il formalista Jurij Tynjanov, che però morirà prima di completare questa grande opera esaustiva, fermandosi appena all`ingresso nell`età adulta del suo eroe. Ma in fondo non è nell`infanzia che si vedono i germi che porteranno, mescolando talento e fatica, a creare i capolavori? Scopriamo così i momenti che Tynjanov reputa formativi per lo sviluppo della psiche e della penna del giovane Puškin. Ecco il ragazzino, undicenne, che scrive poesie e nasconde i brevi manoscritti sotto al materasso. Quando il suo tutore francese li trova, prima lo sbeffeggia leggendo i versi davanti ai genitori, poi, geloso della sua vocazione, gli brucia le carte nella stufa. “A dodici anni, con l`abito cucito dal sarto di casa e i gomiti aguzzi, sembrava un estraneo nella sua stessa famiglia. Come un lupacchiotto braccato, di mattina andava a fare colazione
mandando lampi dagli occhi”. Ecco il liceo, dove finalmente non deve più passare le giornate in solitudine, dove trova compagnia tra futuri poeti e vagabonda per Pietroburgo fino a notte fonda- “per la prima volta aveva degli amici”. Lo chiamano “il francese” perché è l`unico a parlarlo. E dì lì i primi amori, e i primi riconoscimenti, tra gli amici, delle proprie doti letterarie. Con questo libro si entra dentro un mondo e Puškin è il protagonista di questa epopea, tra Mosca e gli incontri con i decabristi, che sembra davvero protagonista romanzesco lui stesso. Ma oltre a un grande omaggio allo scrittore, il mastodontico librone di Tynjanov, è anche un racconto della Russia sotto Alessandro I. Un modo per raccontare, dagli anni `30 del Novecento, quell`epoca così centrale per i futuri sviluppi dell`Impero. Non è un caso che un regista a lui contemporaneo come Sergej Ejzenštejn volesse trarci un film, “a colori!”. Aveva anche scritto a Tynjanov dicendogli che la trama di questa biografia era stata “semplicemente concepita da Dio per il colore”. Ma Tynjanov era già morto.


Il giovane Puškin

30,00 €

Capolavoro monumentale del grande esponente del formalismo russo, Il giovane Puškin nasce come progetto biografico completo del grande poeta, in occasione del centenario della sua morte. Tynjanov riuscì a completare solo le prime tre parti dell’opera che terminano con l’ingresso di Puškin nell’età adulta. Romanzo di atmosfere e di evocazioni letterarie, dove l’infanzia e la giovinezza del poeta sono intessute di premonizioni di versi, personaggi, sentimenti che prenderanno forma eterna nelle sue opere, Il giovane Puškin è uno straordinario affresco della Russia di Alessandro I. Tynjanov rievoca, con straordinaria precisione e immancabile ironia il mondo letterario del tempo, influenzato dalla cultura francese, nonostante i tragici eventi delle guerre napoleoniche, i fermenti ideali e naturalmente le avvincenti vicende familiari del giovane vate. Terminato quando già si manifestavano nell’autore i primi segni della sclerosi multipla, fu anche al centro di un progetto cinematografico (la prima “grande pellicola a colori” russa) di Sergej Ėjzenštejn, rimasto incompiuto per la sopraggiunta morte di Tynjanov nel 1943. In una sua lettera, inviata all’autore senza sapere della sua scomparsa, il grande regista sovietico scrive: «pensavo a un film tratto dal tuo romanzo perché, oltre alla meravigliosa interazione dei leitmotiv musicali, la trama della sua biografia è semplicemente concepita da Dio per il colore». Il romanzo è arricchito dalla riproposizione, in appendice, del famoso Discorso su Puškin di Dostoevskij: «In verità, nelle letterature europee ci sono stati dei geni artistici di enorme grandezza, come Shakespeare, Cervantes, Schiller. Ma trovate anche uno solo di questi geni che possieda tale facoltà di rispondenza e simpatia universale come il nostro Puškin. E proprio questa dote, questa facoltà, che è la più im­portante della nostra nazionalità, egli la condivide precisamente con il nostro popolo e perciò egli è il vero poeta del popolo».


Introduzione di Viktor Sklovskj

Traduzione di Elisabetta Spediacci

In appendice: “Discorso su Puškin” di F. Dostoevskij

Pagine: 768


Recensioni:

“Tuttolibri” La Stampa – Andrea Tarabbia

Il Foglio – Giulio Silvano


 

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