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Tranquillità

20,00 

Lungo la costa dell’Attica, verso capo Sunio, il luogo da cui il re Egeo si gettò in mare, si apre il piccolo golfo di Anàvyssos. Qui nel 1923 una «mandria» di profughi dell’Asia Minore si insedia in una terra sassosa e ricoperta di cespugli fra cui brucano le capre. Vengono da Focea, antica città della costa anatolica. Hanno perso ogni cosa, ma non l’essenziale: la chimera, il sogno, la speranza. Nel paesaggio suggestivo del Saronico, con l’isola di Egina in lontananza, le colonne di sale, le barche che passano, le stelle sospese e i pini che si muovono lenti, accompagnano le vite del dottor Venis, intento a piantare rose nell’arido suolo dell’Attica, e di sua moglie, Irini, tormentata da una vita infelice. La giovane Anna e il suo compagno Andreas vivono l’innocenza ferita di una generazione che vuole rinascere. Sullo sfondo i ritmi tragici dell’imprevedibile destino, le vicende di un trafficante di antichità e il microcosmo della comunità che resiste e guarda al futuro. Quando Venezis finisce di scrivere Tranquillità, ultimo
capitolo della saga dello sradicamento e della fine dell’ellenismo micrasiatico, una nuova terribile guerra sta per sconvolgere il mondo intero. È il 1939 e i due milioni di profughi greci che hanno attraversato l’Egeo solo pochi anni prima, sono già fra i principali promotori dello sviluppo industriale e commerciale della piccola nazione al centro del Mediterraneo. Romanzo lirico e potente, racconto dell’abisso che si cela nel cuore dell’uomo e della tenacia dei sogni che ciascuno insegue nonostante i continui colpi della sorte, Tranquillità è una delle massime opere della letteratura neogreca del Novecento. Il suo titolo rimanda al «sorriso» del mare in bonaccia, sotto i riflessi dorati del sole. La pace interiore diventa anelito costante di un’umanità dolorante e al contempo segno di una terra che non smette mai di ispirare bellezza ed incanto.


Traduzione e postfazione di Francesco Colafemmina

Prefazione di Filippomaria Pontani

Pagine: 264

Ilias Venezis

Pseudonimo di Ilias Mellos, autore greco nato ad Ayvalik in Asia Minore (1898-1973). Venezis, tra i massimi esponenti della generazione del '30, vive nel 1922 le conseguenze della cosiddetta "Catastrofe dell'Asia Minore", ossia la tragica e violenta fine dell'ellenismo anatolico. Assieme ad oltre un milione di profughi, si trasferirà dopo la drammatica esperienza della prigionia nei campi di lavoro turchi, a Lesbo. Qui comincerà il sodalizio con lo scrittore Stratìs Myrivilis. Negli anni '30 si trasferisce ad Atene, dove diventa impiegato della Banca Nazionale Greca. Autore di una famosa trilogia dedicata allo sradicamento (Il Numero 31328, Tranquillità e Terra Eolica) fu autore di libri di racconti, romanzi, opere teatrali. Fu nominato membro dell'Accademia di Atene nel 1957. Inoltre presiedette il festival cinematografico di Salonicco dal 1963 al 1966. E' considerato fra i massimi narratori greci del Novecento.

Descrizione

«La tranquillità! Nella calma e nel turbamento, nell’acqua che si placa mentre si formano le nuvole, nelle nuvole che si scontrano al momento della
tempesta cercando di riversare l’acqua e di acquietarsi, nelle passioni degli uomini che lottano e si sforzano,
negli uomini che soffrono perché non gli è stato preordinato di far nulla, nei corpi che combattono per l’amore,
nelle stelle che ruzzolano a notte e cadono, nella terra che gira, nei sogni e nelle opere,
in tutto la ricerca dell’equilibrio smarrito, l’ininterrotta ricomposizione…»

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