Catalogo

La sera che arrivai al Café Gijón

22,00 

Quando Umbral sbarcò al Café Gijón un sabato sera, non aveva ancora trent’anni e nemmeno una macchina per scrivere, nonostante si fosse autopromosso periodista. Il Gijón divenne subito il suo porto: «sapevamo che per le strade di Madrid non eravamo nessuno e tutti andavamo al Café Gijón per sentirci qualcuno». Fra immagini di pittori indimenticabili, donne tratteggiate con il senso della pittura, e figure di poeti e prosatori destinati all’oblio, il lettore scopre le molte verità nascoste sotto la patina dell’apparenza, il disincanto dello scrittore e una Spagna che lentamente si apre al mondo alla fine del franchismo. «I personaggi presenti in questa sorta di luccicante discoteca della cultura spagnola e madrilena che era il Café Gijón degli anni Settanta sono di fatto vampirizzati dalla prosa immaginifica di Umbral» – nota Marco Ottaiano nella prefazione alla presente edizione – «Ciascun personaggio finisce col trasformarsi in ciò di cui lo scrittore ha realmente bisogno per le sue pagine, un espediente creativo che Umbral aveva messo in atto anche nelle sue precedenti monografie biografiche e che qui procede per frammentazione: la sistematica rielaborazione narrativa di un caleidoscopio di tipi umani che sappiano risultare funzionali alla sua idea di letteratura e di vita, al tempo stesso iconoclasta e poetica, festosa e malinconica, incentrata su un mondo che pare inesorabilmente destinato a spegnersi». Il Café Gijón è lo specchio di un ideale artistico, di un’ambizione letteraria, ma anche quello deformato delle ipocrisie, dei fallimenti e dei belletti della società. Umbral supera i suoi tempi, li cristallizza in una dimensione di eternità tutta letteraria in cui ci sono la vita e la morte, l’amore e il fallimento, l’odio e la riconoscenza, la paura e la sfida, e tutto quel che rende grande un libro, tutto quel che trasforma in perenne l’effimero e rende infinita l’arte del romanzo.


Traduzione di Giuliana Calabrese
Prefazione di Marco Ottaiano

Pagine: 272

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Francisco Umbral

Francisco Umbral (1932-2007), scrittore e giornalista, tanto acclamato ma anche vituperato, è stato un geniale innovatore della lingua e un controverso maestro del giornalismo. Nella sua opera, profondamente trasversale ed autobiografica, ha esplorato la memoria collettiva e personale del periodo del franchismo e della transizione. Conosciuto soprattutto per l’opera Mortal y Rosa, dedicato al figlio morto a soli sei anni, un’opera di grande emotività e sensibilità estetica.

Descrizione

«Fino a metà pomeriggio, il Gijón era un ammasso di cappotti ammucchiati in qualunque modo e conversatori pronti a dissuadere l’interlocutore per l’intera durata del bicchiere di cognac. E se non c’era dissuasione, si ordinava un altro bicchiere. Poi le tertulias iniziavano a dissiparsi e arrivavano le vecchiette della merenda, le coppiette appena svegliatesi dalla siesta e i pittori, che ricomparivano all’imbrunire, dopo aver approfittato dei toni dorati del tramonto per dipingere nei loro solai. Il Caffè si popolava di nuovo e prendeva così la forma di
una clessidra che si ingrossava dopo il passeggero dimagrimento del cambio della guardia, se vogliamo.
La cena costituiva poi un altro intermezzo di calma e solitudine relative; a partire dalle undici di sera, però,
ritornavano in ebollizione l’apogeo di circoli umani, le sedie spaiate, le conversazioni e il tumulto, così come avevo conosciuto il locale quando ci misi piede per la prima volta…»

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