Descrizione
«Fino a metà pomeriggio, il Gijón era un ammasso di cappotti ammucchiati in qualunque modo e conversatori pronti a dissuadere l’interlocutore per l’intera durata del bicchiere di cognac. E se non c’era dissuasione, si ordinava un altro bicchiere. Poi le tertulias iniziavano a dissiparsi e arrivavano le vecchiette della merenda, le coppiette appena svegliatesi dalla siesta e i pittori, che ricomparivano all’imbrunire, dopo aver approfittato dei toni dorati del tramonto per dipingere nei loro solai. Il Caffè si popolava di nuovo e prendeva così la forma di
una clessidra che si ingrossava dopo il passeggero dimagrimento del cambio della guardia, se vogliamo.
La cena costituiva poi un altro intermezzo di calma e solitudine relative; a partire dalle undici di sera, però,
ritornavano in ebollizione l’apogeo di circoli umani, le sedie spaiate, le conversazioni e il tumulto, così come avevo conosciuto il locale quando ci misi piede per la prima volta…»



