Una mandria di profughi allo sbando
di Silvia Presenti – Millelibri – 1 Luglio 2026
Grecia, 1923. Su una nuda collina di Anàvyssos due uomini scavano nella terra brulla e cercano reperti archeologici da vendere al mercato nero. Una nuvola di polvere si alza dal basso e si dirige verso il mare: è una mandria di profughi. Donne, bambini, vecchi e pochi giovani uomini, dai volti sudati, scalzi e con un carico sulle spalle, sono consumati dalle privazioni del cammino, cercano l`ombra di un albero, si domandano cosa ne sarà di loro e sperano di trovare conforto e dignità in quella terra sconosciuta. Sullo sfondo, bianche colonne di sale e il mare in bonaccia sotto i riflessi dorati di un sole impietoso. Ilias Venezis (1898-1973), pseudonimo di Ilias Mellos, autore greco nato in Asia Minore, tra i massimi narratori greci del Novecento, scrive Tranquillità nel 1939, e quella delle edizioni Medhelan è la prima pubblicazione assoluta in Italia, tradotta da Francesco Colafemmina che ne cura in modo partecipato e approfondito anche la postfazione. È un romanzo che si basa su fatti reali, uno dei più grandi trasferimenti forzati di popolazione del XX secolo (Trattato di Losanna, 1923): oltre un milione di cristiani greco-ortodossi costretti alla fuga dall`Anatolia verso la Grecia e circa quattrocentomila musulmani obbligati a lasciare la Grecia e andare in Turchia. Di fatto, una pulizia etnica e religiosa di portata enorme. E malgrado molti degli eventi centrali del libro siano realmente accaduti – l`inondazione del villaggio, l`uccisione di una ragazza e il ritrovamento di un kouros arcaico (una statua maschile con funzione votiva o funeraria) – Tranquillità non è un romanzo storico e segue «il fluire del tempo e delle stagioni», come dice Filippo Maria Pontani nella prefazione. Con scrittura sobria, scandita da frasi brevi e tanti dialoghi, Tranquillità è un romanzo corale su «una folla di uo- mini sradicati, che dovevano legarsi e radicarsi», in cui le vicende dei singoli sono parte di un tutto che molto ha a che fare con il gioco amaro che il destino ha loro riservato: lasciare le fertili terre di Anatolia e ripartire da zero in una terra arida e dagli abitanti poco ospitali che vedono nei profughi dei concorrenti per le poche risorse disponibili e dei rivali nella ricerca di resti antichi da trafugare. E quasi miracolosamente non è un romanzo che si crogiola nel pessimismo: per Venezis «gli uomini pieni di amarezza sono in fondo i più ottimisti: perché a loro resta ancora il privilegio di amare, di credere all`uomo e alla vita, il privilegio di inseguire chimere» e così anche i suoi personaggi non vivono solo una «nuda vita». O almeno non tutti. Glaros ha una fiducia cieca nel suo istinto e nelle forze oscure che seguono l`uomo. Anna e Andreas hanno il loro amore. Dimitris Venis, il dottore, ostinatamente pianta rose tra le rocce in una terra dura e riarsa dal sole, malgrado le critiche della moglie scontenta e lo sguardo perplesso della gente del villaggio, e fa della speranza la sua ragione di vita. E più di tutto anela alla tranquillità, nella costante ricerca della ricomposizione «dell`equilibrio smarrito». Nell`unica apostrofe del volume, Venezis si rivolge a noi con una bellissima apertura e ci rivela il senso del romanzo: «Una linea azzurra sopra il suolo, dove sono alberi, tombe, la luce del lampo che si disegna e si spegne, sommerso nel mare, oltre ogni cosa il silenzio che è l`estremo limite del mondo – chissà qual è il destino del mondo? Cerco di parlare, lettore, del destino di alcuni uomini».
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NOVITA’
Tranquillità
Lungo la costa dell’Attica, verso capo Sunio, il luogo da cui il re Egeo si gettò in mare, si apre il piccolo golfo di Anàvyssos. Qui nel 1923 una «mandria» di profughi dell’Asia Minore si insedia in una terra sassosa e ricoperta di cespugli fra cui brucano le capre. Vengono da Focea, antica città della costa anatolica. Hanno perso ogni cosa, ma non l’essenziale: la chimera, il sogno, la speranza. Nel paesaggio suggestivo del Saronico, con l’isola di Egina in lontananza, le colonne di sale, le barche che passano, le stelle sospese e i pini che si muovono lenti, accompagnano le vite del dottor Venis, intento a piantare rose nell’arido suolo dell’Attica, e di sua moglie, Irini, tormentata da una vita infelice. La giovane Anna e il suo compagno Andreas vivono l’innocenza ferita di una generazione che vuole rinascere. Sullo sfondo i ritmi tragici dell’imprevedibile destino, le vicende di un trafficante di antichità e il microcosmo della comunità che resiste e guarda al futuro. Quando Venezis finisce di scrivere Tranquillità, ultimo
capitolo della saga dello sradicamento e della fine dell’ellenismo micrasiatico, una nuova terribile guerra sta per sconvolgere il mondo intero. È il 1939 e i due milioni di profughi greci che hanno attraversato l’Egeo solo pochi anni prima, sono già fra i principali promotori dello sviluppo industriale e commerciale della piccola nazione al centro del Mediterraneo. Romanzo lirico e potente, racconto dell’abisso che si cela nel cuore dell’uomo e della tenacia dei sogni che ciascuno insegue nonostante i continui colpi della sorte, Tranquillità è una delle massime opere della letteratura neogreca del Novecento. Il suo titolo rimanda al «sorriso» del mare in bonaccia, sotto i riflessi dorati del sole. La pace interiore diventa anelito costante di un’umanità dolorante e al contempo segno di una terra che non smette mai di ispirare bellezza ed incanto.
Traduzione e postfazione di Francesco Colafemmina
Prefazione di Filippomaria Pontani
Pagine: 264
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