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Sulle tracce di Don Chisciotte

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Apparso nel 1905 in occasione del terzo centenario del capolavoro di Cervantes, Sulle tracce di Don Chisciotte è il racconto dell’itinerario che Azorín seguì ripercorrendo le avventure dell’immortale hidalgo. Armato di valigia, di un piccolo revolver regalatogli dal direttore del suo giornale, José Ortega (padre del filosofo Ortega y Gasset) e accompagnato da due libri, matita, appunti e carta, lo scrittore partì una mattina in treno da Madrid per la sua prima destinazione: Argamasilla de Alba. Per quindici giorni visitò diverse città della Mancia, ne percorse le strade, parlò con chiunque poté e noleggiò un carro per i suoi viaggi, guidato da un ex pasticcere di Alcázar de San Juan. I quindici articoli che Azorín andrà pubblicando su «El Imparcial» – sottolinea Augusto Guarino nella prefazione – «in realtà, non aspirano a ripercorrere l’intero itinerario dell’anziano cavaliere errante, ma si concentrano su un gruppo ridotto di luoghi, attentamente selezionati, forse anche per le esigenze logistiche e di budget del viaggio. Si tratta di appena sette località scelte tra quelle esplicitamente citate nel Chisciotte o identificate dalla critica posteriore, circoscritte peraltro a un perimetro abbastanza limitato della Mancha: Argamasilla de Alba (quello appunto dell’edizione romantica del Quijote), Passo Lápice, le lagune di Ruidera, Campo de Criptana (dove ancora oggi sono presenti i mulini a vento), il Toboso dell’immaginaria Dulcinea, e infine i paesini medievali di Alcázar de San Juan e di Villanueva de los Infantes». Quello di Azorín assume non solo i contorni del confronto col personaggio di Don Chisciotte, «grande figura dolente che è il nostro simbolo e il nostro specchio», ma diventa anche il racconto di una Spagna ormai scomparsa: quella contadina d’inizio Novecento, ancora distante dal progresso cittadino, e quella ironica e al contempo tragica delle pagine di Cervantes.


Traduzione di Claudia Marseguerra
Prefazione di Augusto Guarino

Pagine: 150

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Azorín

(1873-1967) pseudonimo di José Augusto Trinidad Martínez Ruiz, fu giornalista, saggista, romanziere e critico letterario spagnolo. La sua prosa, improntata ad uno stile classico, si ispirava ai grandi autori del Siglo de Oro. Impegnato politicamente nella prima metà della sua vita, si allontanò dalla scena pubblica dopo la salita al potere di Primo de Rivera nel 1923. Fuggito in Francia allo scoppio della guerra civile, fece ritorno in Spagna dopo la guerra. Autore prolifico e poliedrico, negli ultimi anni della sua vita mostrò un grande interesse per il cinema.

Descrizione

«Lentamente il treno riparte con uno strepito di ferro vecchio. E le stazioni passano, continuano a passare; tutto il paesaggio che vediamo ora è uguale al paesaggio passato; tutto il paesaggio passato è identico a quello che contempleremo tra un paio d’ore. Si delineano nella lontananza radiosa le colline bluastre; forse si ravvisa la guglia nera di un campanile; una gazza si libra sui solchi rossicci o giallastri; si muovono lenti, lenti per la pianura immensa, i gioghi dei buoi che trascinano l’aratro. E all’improvviso spunta sulla linea dell’orizzonte un mulino a vento, che agita all’impazzata le sue quattro pale… »

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