Catalogo

Le Sciabole del Paradiso

31,00 

Nel Caucaso selvaggio e fascinoso, amato da Lermontov, Puškin e Tolstoj, si svolsero nella prima metà del XIX secolo i feroci scontri fra gli indipendentisti islamici guidati dall’Imam Samil’ e l’esercito degli zar. Lesley Blanch, scrittrice, viaggiatrice, prima moglie di Romain Gary, ricostruisce l’epopea delle guerre caucasiche con il suo inconfondibile stile che unisce alla narrazione palpitante e storicamente documentata, la curiosità per i dettagli, continui richiami letterari e persino musicali, una smodata passione per la Russia con le sue pianure innevate percorse dalle troike, e per le austere montagne del Caucaso al cui cospetto Puškin si sentiva «triste e leggero». La figura dell’Imam Šamil’, «Il Leone del Daghestan», viene ricostruita con accuratezza e sensibilità, dalla perdita del figlio, preso in ostaggio dai russi, fino al rapimento delle principesse georgiane con le quali verrà scambiato verso la fine del conflitto. Il tutto passando per l’animo tenebroso dello zar Nicola I, e per i cangianti caratteri dei suoi generali, senza risparmiare riferimenti alle ingerenze inglesi in questo conflitto che si iscriveva nel più ampio quadro del «Grande gioco». I britannici russofobi, infatti, fecero di tutto per arrestare l’avanzata russa nel Caucaso, temendo un effetto domino sulla Persia, sull’Afghanistan e quindi sull’India. Fu questa anche una delle ragioni che condussero alla tremenda guerra di Crimea, quando si rinnovò l’interesse europeo per il guerrigliero Šamil’, emblema della lotta all’invasore russo. In un mondo plasmato dall’imperialismo occidentale, il tentativo di espansione degli zar nel Caucaso era visto come una vera e propria insolenza: «l’Europa non poteva consentire al sempli­ce fatto che la Russia, con palese mancanza di delicatezza, fosse diventata una Grande potenza», così si era espressa la contessa Nessel’rode, moglie di un famoso diplomatico russo. Fra ritratti di irregolari, affascinati dall’oriente misterioso – proprio come la stessa Blanch – e descrizioni di epici scontri fra spietati ceceni e fatalisti soldati dello zar, Le Sciabole del Paradiso è la biografia più completa del «Leone del Daghestan». Un racconto stimolante, dal travolgente stile narrativo, di un capitolo poco noto della storia ma nondimeno di straordinaria attualità.


Traduzione di Fabrizio Bagatti
Prefazione di Aldo Ferrari

Pagine: 768 con illustrazioni


 

Lesley Blanch

Nata nel 1904, figlia unica, famiglia medio-borghese, bionda, minuta e graziosa, Lesley esordì come illustratrice di libri, si sposò venticinquenne con un pubblicitario, scrisse di moda per Harper’s Bazaar e per Vogue, lavorò durante la Seconda guerra mondiale con la fotografa Lee Miller. Divorziatasi, sposò Romain Gary, più giovane di lei di dieci anni e autore, alla fine della guerra, di un libro, L’educazione europea, salutato come il manifesto della resistenza al nazionalsocialismo. Al seguito del Gary diplomatico, Lesley andò prima in Bulgaria e poi negli Stati Uniti, e scrisse il suo primo best seller, The Wilder Shores of Love. A Los Angeles entrò in contatto con il mondo di Hollywood, fu amica di George Kukor, lavorò a scenografie e sceneggiature. Finito il matrimonio con Gary, continuò a scrivere e a viaggiare, fece di Roquebrune e poi di Garavan, al confine tra Francia e Italia, il suo «nido d’aquila», pubblicò negli anni Sessanta Le Sciabole del Paradiso (The Sabres of Paradise) e la sua autobiografia. Gli ultimi suoi libri furono una biografia di Pierre Loti, scritto quando aveva quasi ottant’anni, e un ritratto-ricordo di Romain Gary, Romain, un regard particulier. Nel 1994, novantenne, un incendio distrusse completamente il rifugio di Garavan, e lei lo ricostruì pietra su pietra. Morì circondata di onori e di onorificenze, con i suoi libri periodicamente ristampati.

Descrizione

«Il Caucaso è una terra al tempo stesso aspra ed esotica, proibitiva e avvincente. E Šamil’, l’incarnazione della propria terra, era allo stesso tempo guerriero e mistico, orco e santo, astuto e innocente, cavalleresco e spietato. Pure, ovunque, in ogni momento, il popolo caucasico combatte­va. Gli scontri in battaglia erano il battito del polso del popolo. Combattevano fra di loro o contro gli invasori con la medesima furia. “Quando cesserà di scorrere il sangue sulle montagne?”, re­cita un proverbio locale. “Quando le canne da zucchero cresce­ranno tra le nevi”, è la risposta.»

EDIZIONI MEDHELAN

Via Aristide De Togni, 7 - 20123 Milano info@edizionimedhelan.it