Il Seduttore
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Ultimo romanzo confessione di Ernst Weiss, apparso nel 1937 e dedicato a Thomas Mann, Il seduttore è lo straordinario racconto di un’epoca. Il protagonista, rampollo della borghesia austriaca di fine secolo, perde il padre in giovane età, quel padre che amava come non avrebbe mai amato nessun altro. Il tentativo di rivivere la figura paterna, di interiorizzarne l’esperienza si esprime nella sua carriera di affascinante seduttore che insegue l’amore ma è incapace di amare. Il distacco ironico dalla vita che caratterizza il protagonista, lo rende irresistibile per tutta una serie di donne che ama conquistare, ma che presto perdono interesse. Talvolta si illude di aver trovato quella giusta, ma anche così gli sembra di inseguire il vuoto di uno stanco rituale che dopo l’ennesimo fallimento, coronato da un sanguinoso duello, si trascinerà nella nuova ordalia della Prima guerra mondiale, col cui scoppio si conclude non a caso il romanzo. «Desiderare il desiderio – come chiarisce Alessandra Iadicicco nella prefazione a questa prima traduzione italiana – è il piacere che il seduttore anonimo, un tipo umano, “tipo universale”, come lo stesso Weiss lo presentava, insegue per tutta la vita. E desiderare il desiderio dell’altro: una dinamica risaputa tra gli indagatori e sperimentatori di ogni tempo del conturbante gioco di conquista, da Don Giovanni a Casanova, da Søren Kierkegaard a Jacques Lacan. È anche una possessione. Chi aspira alla potenza e alla libertà di manovrare gli altri come marionette e burattini (metafora ricorrente nel romanzo) tirando fili invisibili è a sua volta posseduto, è mosso da una forza trascinante. Il personaggio del seduttore vive questo anelito, o smania, o voglia, non solo rincorrendo l’eterno femminino, ma allo stesso modo puntando al sapere filosofico». Specchio di un’epoca che ha perso ogni riferimento, della decadente borghesia austriaca alle soglie del primo conflitto mondiale, Il seduttore è un’opera straordinaria e di intensa attualità di un grande scrittore ingiustamente dimenticato.
Traduzione di Roberta Scarabelli
Prefazione di Alessandra Iadicicco
Pagine: 464
(1882 – 1940) Scrittore austriaco, nato a Brno da una facoltosa famiglia ebraica, studiò medicina prima a Praga e poi a Vienna, avrebbe avuto come paziente Adolf Hitler, ricoverato nel 1918 per una forma di cecità isterica – esperienza confluita nel suo romanzo Il testimone oculare. Amico di Franz Kafka, nel 1921 abbandonò la professione medica per dedicarsi alla scrittura. Dopo aver viaggiato tra Europa e Asia, nel 1934 si trasferì a Parigi; fu sostenuto, anche economicamente, da scrittori di fama quali Thomas Mann e Stefan Zweig. Morì suicida il 15 giugno 1940, al momento dell’ingresso delle truppe naziste nella capitale francese.