Weiss: un romanzo per sedurre

di Vito Punzi – Libero – 25 Agosto 2026

In una serie di aforismi intitolata Le estasi dell’amore, sebbene tratti più di disillusione, freddezza e assenza d’amore, Ernst Weiss (1882-1940) scrisse nel 1939 a proposito della figura del seduttore: «Quale potere ha il seduttore? Può sedurre solo al peccato. Mai all’amore». Questa affermazione sembra cogliere il tema centrale di un romanzo precedente, Il seduttore (trad. di R. Scarabelli, Medhelan 2026, p. 464) in cui predominano le dinamiche di potere tra i personaggi, lasciando solo un legame superficiale tra seduzione e amore. L’opera fu scritta in esilio a Parigi, dove Ernst Weiss (cittadino ceco d’origine ebraica) viveva in condizioni precarie dal 1934. La vicenda del romanzo, pubblicato nel 1937 da Humanitas a Zurigo, inizia a cavallo tra il XIX e il XX secolo e termina nell’agosto del 1914, il che ha indotto alcuni a concludere che Weiss metta in atto una «fuga nella storia». Tuttavia, l’autore aveva in programma di scrivere un secondo volume per seguire le tribolazioni del suo seduttore oltre gli eventi della Grande Guerra (la stesura dell’opera sembra essere stata in gran parte avviata al momento del suicidio di Weiss, dopo l’ingresso dei tedeschi a Parigi nel giugno del 1940, e in ogni caso il manoscritto è andato perduto). Come gli altri grandi romanzi della maturità di Weiss (segnalo, appena un anno fa, sempre da Medhelan, l’uscita di Uomini nella notte), Il seduttore è una sorta di autobiografia romanzata. Il narratore si rivela ben presto inaffidabile: il testo è intessuto di ambivalenze, lo stesso evento può essere raccontato in modi diversi, a volte contraddittori. Attraverso le sue bugie e contraddizioni, il narratore rivela una percezione distorta di sé, un senso di alienazione da se stesso. Di conseguenza, la biografia, l’identità psicologica e morale del soggetto manipolatore rimangono in gran parte nascoste. Nonostante la natura sfuggente del romanzo, vi si riscontrano ricorrenze e varianti che permettono di delineare una psicologia, una strategia, forse addirittura una metafisica specifica del seduttore secondo Weiss. E all’origine di questa complessità c’è la figura paterna, incarnazione di un mistero che l’io narrante cerca costantemente di decifrare: «Il mio bellissimo padre, scomparso fin troppo presto, nutriva per me un affetto immenso, o almeno così credevo», così l’incipit del romanzo, cui segue subito: «Essere molto amato e scoprire i «segreti» che vengono sempre nascosti a un bambino era il desiderio dei miei anni infantili». E la sete di conoscenza svelerà che il padre era un bugiardo, un manipolatore, un opportunista, un Casanova provinciale, per giunta un feticista, la cui raffinatezza consisteva nel godersi le sue conquiste una seconda volta grazie alla sua collezione di souvenir. La metafora del burattinaio che muove i fili ricorre in tutto il testo ogni volta che si parla di manipolazione. E quando vengono manipolati i personaggi della storia, altrettanto accade al lettore. Questi soccombe, suo malgrado, al desiderio di svelare il mistero di un’identità che si rivela solo per nascondersi meglio. In questo senso, il lettore è la prima “vittima” di un’impresa seducente. Ne è stato testimone lo stesso Thomas Mann, cui Weiss ha dedicato il romanzo, al punto da scrivere all’autore, dopo averlo letto: «Che libro è questo? Che autore è? Che razza di eroe? Come ci è arrivato l’autore a un simile eroe, così freddo, audace, efficace?» Interrogativi che dicono quanto lo stesso Mann ne fosse rimasto sedotto.


Il Seduttore

25,00 

Ultimo romanzo confessione di Ernst Weiss, apparso nel 1937 e dedicato a Thomas Mann, Il seduttore è lo straordinario racconto di un’epoca. Il protagonista, rampollo della borghesia austriaca di fine secolo, perde il padre in giovane età, quel padre che amava come non avrebbe mai amato nessun altro. Il tentativo di rivivere la figura paterna, di interiorizzarne l’esperienza si esprime nella sua carriera di affascinante seduttore che insegue l’amore ma è incapace di amare. Il distacco ironico dalla vita che caratterizza il protagonista, lo rende irresistibile per tutta una serie di donne che ama conquistare, ma che presto perdono interesse. Talvolta si illude di aver trovato quella giusta, ma anche così gli sembra di inseguire il vuoto di uno stanco rituale che dopo l’ennesimo fallimento, coronato da un sanguinoso duello, si trascinerà nella nuova ordalia della Prima guerra mondiale, col cui scoppio si conclude non a caso il romanzo. «Desiderare il desiderio – come chiarisce Alessandra Iadicicco nella prefazione a questa prima traduzione italiana – è il piacere che il seduttore anonimo, un tipo umano, “tipo universale”, come lo stesso Weiss lo presentava, insegue per tutta la vita. E desiderare il desiderio dell’altro: una dinamica risaputa tra gli indagatori e sperimentatori di ogni tempo del conturbante gioco di conquista, da Don Giovanni a Casanova, da Søren Kierkegaard a Jacques Lacan. È anche una possessione. Chi aspira alla potenza e alla libertà di manovrare gli altri come marionette e burattini (metafora ricorrente nel romanzo) tirando fili invisibili è a sua volta posseduto, è mosso da una forza trascinante. Il personaggio del seduttore vive questo anelito, o smania, o voglia, non solo rincorrendo l’eterno femminino, ma allo stesso modo puntando al sapere filosofico». Specchio di un’epoca che ha perso ogni riferimento, della decadente borghesia austriaca alle soglie del primo conflitto mondiale, Il seduttore è un’opera straordinaria e di intensa attualità di un grande scrittore ingiustamente dimenticato.


Traduzione di Roberta Scarabelli

Prefazione di Alessandra Iadicicco

Pagine: 464


Recensioni:

Il Giornale – Luigi Iannone
Libero – Vito Punzi


 

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