(1915-1994) nata a Buenos Aires, la madre proveniva da una famiglia tradizionale di Montevideo caduta in rovina, il padre era insegnante. Lavorò come impiegata alla General Motors, come comparsa sui set cinematografici e fu la segretaria di Pichon-Rivière. Sorella dello scrittore e traduttore Patricio Canto, pubblicò i suoi primi racconti sulla rivista «Sur» e su «La Nación». Giornalista e traduttrice, la sua versione della Recherche è lodata ancora oggi dai critici per lo splendore e la ricchezza dei dettagli. Celebrata da Victoria Ocampo, nel 1945 vinse il premio Imprenta López con il suo romanzo El muro de mármol. A questo libro seguirono, tra gli altri, El retrato y la imagen (1950), El estanque (1956), La noche y el barro (1961), Los otros, las mascaras (1973), La hora detenida (1976), El jazmín negro (1978). Ma è con Borges a contraluz (1989) che la sua opera ottenne l’indiscusso riconoscimento della critica. Colta, talentuosa, indipendente, Estela Canto fu una delle figure più originali che attraversarono la vita letteraria argentina del ventesimo secolo.