Parigi, cioè una piantagione di bar tabacchi
di Simone Innocenti – “La Lettura” Corriere della Sera – 17 Agosto 2026
Affamati di quella notte che «non è altro che la ricerca della faccia nascosta della vita» e assetati dell`alcol che non li disseterà mai e li farà finire più e più volte nei commissariati di polizia, il personaggio monsieur Jadis e lo scrittore Antoine Blondin sono l`uno la prosecuzione dell`altro. E lo sono in maniera geniale, a tratti violenta, a volte con una dolcezza disarmante, spesso in maniera imprevedibile per chi legge ma anche per chi, questo libro, lo ha scritto. Monsieur Jadis (edito da Medhelan) — testo del celebre giornalista francese che fu legatissimo al movimento letterario degli Ussari — arriva per la prima volta in Italia grazie alla felice traduzione di Michele Zaffarano. Un testo che parrebbe avere «la struttura canonica di un romanzo di formazione» e che invece — si legge nell`efficace prefazione di Massimo Raffaeli — è «una personale discesa agli inferi in cui il protagonista assiste con un misto di autentico stupore e di irresponsabile autoindulgenza». Parigi, fine anni Sessanta, vie e piazze del sesto arrondissement. Jadis è un Blondin alla soglia dei 50 anni, la narrazione sbanda dalla prima alla terza persona, la sua vita si svolge in locali e bar. È uno che ama leggere Boris Vian e Françoise Sagan, è di destra ma vota il socialista François Mitterand, scrive pezzi di sport per «L`Équipe» e i suoi articoli fanno il giro del mondo. È un uomo pieno di contraddizioni o — più semplicemente — foriero di complessità: un «uomo del dopo», come scrive appunto qui. Ci sono le disperazioni per Odile, un`amante sfuggente dal sesso che travolge e che possiede «quella grazia che, dalla disperazione, riesce a far scaturire la magia». Ci sono le notti passate nei bar con scrittori come Albert Vidalie, l`inventore di Capitan Fracassa, «un massone che aveva qualcosa del francescano, un comunardo con qualcosa del vecchio chouan reazionario». O le meravigliose e lunghe giornate e avventure da vivere col suo più grande amico: Roger Nimier, uno dei maggiori scrittori francesi, un uomo «che sopportava con coraggio la reputazione di dandy e concentrava altrove la singolarità della propria eleganza», l`autore de L`ussaro blu e lo sceneggiatore di Ascensore per il patibolo di Louis Malle, morto a 36 anni in un incidente stradale. È di questi uomini e di queste donne che Blondin parla nel libro che è autofiction vera, non edulcorata come troppo spesso in certi libri attuali che, peggio ancora, credono di raccontare esistenze estreme. La vita e la scrittura di Blondin — ne è prova lo strepitoso romanzo Una scimmia in inverno (Medhelan, 2022) — sono assi cartesiani spinti all`estremo, quasi all`autodistruzione, perché si liberano in purezza, anche nello stile. Eccone un piccolo assaggio: «Vado per i cinquanta, e non porto la cravatta. Sono rimasto magro e scarno, e anche la mia opera lo è. La riva destra, la guardo da lontano. Non attraverso mai il boulevard Saint-Germain, solo se devo partire per Tokyo. Il mio universo si riduce a duecento metri quadrati di asfalto, una piantagione di bar tabacchi».
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NOVITA’
Monsieur Jadis
Ultimo dei romanzi di Antoine Blondin, scrittore prolifico, scanzonato e autentico, Monsieur Jadis è un addio ad una parte della vita e insieme una scorribanda nei meandri dei ricordi, di un passato sempre vivo, vissuto senza nostalgie struggenti, ma col sorriso di chi sa di aver vissuto. Blondin rievoca con la sua prosa insuperabile amori, amicizie – specie quella con Roger Nimier – incontri legami e… bevute. «Il set del romanzo – nota Massimo Raffaeli, autore della prefazione alla presente prima edizione italiana – è nel cuore di Parigi, la rue Mazarine incastonata nel VI arrondissement. La prima immagine è di una primavera hippy, giovani con i capelli lunghi e forte odore di marijuana, quando all’improvviso un ragazzo prende a correre inseguito dalla polizia. In rapida successione compare il corridoio del commissariato di quartiere, dove siedono in attesa di essere interrogati il ragazzo appena catturato e un signore ormai cinquantenne, dall’aria sciatta e lunare, probabilmente sbronzo e comunque sospettato di esserne un complice. Costui lo sta guardando e individua di colpo alcuni tratti che ne fanno il doppio postdatato di sé stesso. Ma il ragazzo si volta senza vederlo, ne ignora la presenza. Vale ricordare che l’azione si svolge nei paraggi del Quartiere latino, fra gli studenti della Sorbona, nei primi giorni del maggio 1968». Blondin racconta la sua vita in retrospettiva (Jadis sta per «Una volta»), unendo aneddoti, istantanee e memorie, tratteggiando così il carattere inimitabile dell’autore: giocoso, leggero, senza smettere per questo di essere profondo, attento osservatore della realtà senza indulgere in analisi sociologiche o
deviazioni ideologiche. Elementi che contraddistinguono la sua scrittura travolgente, sincera, venata dall’ebbrezza d’un uomo innamorato della vita nonostante le sue prove e le sue ferite. Monsieur Jadis è dunque il caleidoscopico e parigino racconto di una vita che «è stata un pastiche». Una vita che continua a divertire, commuovere e affascinare il lettore.
Traduzione di Michele Zaffarano
Prefazione di Massimo Raffaeli
Pagine: 192
Recensioni:
“La Lettura” Corriere della Sera – Simone Innocenti