Napoleone e i grandi uomini nella tempesta della storia
di Luigi Iannone – Il Giornale – 7 Agosto 2026
Nella «Settimana santa», Louis Aragon narra il ritorno di Napoleone e l`incertezza di chi deve scegliere da che parte stare
Napoleone sbarca in Francia dopo la fuga dall`isola d`Elba e Luigi XVIII, che per i bonapartisti è l`usurpatore, abbandona Parigi per inoltrarsi nelle Fiandre. In pochi giorni la storia accelera nuovamente: l`imperatore intorno al quale si è innalzata una delle retoriche più solide di ogni epoca, avanza verso la capitale, riaprendo la partita politica e militare dell`Europa post-rivoluzionaria. In quel frangente, gli ufficiali che avevano giurato fedeltà ai Borbone si trovano davanti a un dilemma: restare legati al giuramento o riconoscere la forza del nuovo mutamento storico. Nel confine incerto tra fedeltà e opportunità, molti iniziano a interrogarsi sul possibile cambio di schieramento per non rimanere vittime degli eventi. È in questo clima di incertezza che Louis Aragon fa entrare in scena il sottotenente Théodore Géricault. Figura d`invenzione narrativa, ma ispirata al pittore romantico realmente esistito, Géricault conduce i suoi uomini attraverso un paesaggio fangoso, avvolto dalla pioggia e reso quasi indecifrabile quanto gli stessi eventi che lo circondano. Attraverso il suo sguardo, Aragon restituisce il tumulto di quei giorni senza mai sottrarsi alla concretezza del quadro storico: luoghi, date e avvenimenti paiono voler rimanere ancorati alla realtà, mentre la vicenda individuale porta alla luce le tensioni dell`uomo posto di fronte alla forza della storia. Ogni individuo appare così sospeso tra l`incertezza del presente e la pressione morale e psicologica degli eventi. La settimana santa, pubblicato nel 1958 e oggi riproposto dalle edizioni Medhelan, racconta la prima settimana dell`impresa napoleonica, dalla domenica delle Palme alla domenica di Pasqua del 26 marzo 1815. E racconta il ritorno di un uomo che sembrava sconfitto e che, con il suo riapparire sulla scena, riaccende passioni, paure e fedeltà inattese. Aragon, a lungo considerato uno degli interpreti del realismo legato alla cultura comunista e al modello sovietico, compie con La settimana santa un percorso di straordinaria libertà stilistica. Diversamente dagli altri romanzi del ciclo del Mondo reale, l`opera oltrepassa la visione ideologica per restituirne la complessità attraverso prospettive individuali e coscienze non di rado contraddittorie. La ricostruzione dei singoli avvenimenti si intreccia così con la libertà dell`invenzione poetica, trasformando la materia documentaria in un grande affresco umano. Come nella pittura di Bruegel, Aragon non si limita a registrare le minuzie, ma coglie nei gesti quotidiani e nelle scene collettive i segni delle tensioni che attraversano l`epoca e destinate a marchiarne il futuro. La storia non viene quindi piegata alla fantasia, ma fluttua tra la narrazione cronachistica e il verosimile e, come scrive Franco Cardini nella prefazione, «si pone tra una ciclopica opera di preparazione e di ricerca storica e un coraggioso lavoro creativo che non scade mai nella falsità, ma che di continuo fa ricorso alla finzione». Géricault diventa il simbolo del destino di soldati, ufficiali, uomini di corte ma anche di persone comuni che poco sanno delle malizie della lotta politica. La tensione nasce dall`incontro tra il corso inarrestabile della grande Storia e la fragilità degli individui che ne subiscono gli effetti o vi si adeguano per paura e opportunismo. Persone comuni incapaci di orientare radicalmente il corso degli avvenimenti, ma che tuttavia, attraverso la penna di Aragon, cessano di essere semplici spettatori per diventare parte integrante della storia. È infatti un mondo in tempesta, sospeso tra un ordine antico ormai incrinato e nuovi equilibri ancora indefiniti: uno spazio di precarietà in cui grandi protagonisti e figure anonime si trovano accomunati dalla forza imprevedibile degli eventi che li attraversano. Sullo sfondo della settimana pasquale, Napoleone diventa a questo punto una presenza costante ma invisibile: è lui a muovere uomini e destini, alimentando in chi lo circonda la percezione di un evento quasi miracoloso. Ma sono gli altri i protagonisti!
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NOVITA’
La Settimana Santa
Pasqua 1815. Re Luigi XVIII è in fuga. L’usurpatore, l’imperatore, Napoleone insomma, ha lasciato l’isola d’Elba, è appena sbarcato in Francia, è in marcia verso Parigi. Molti generali, all’indomani della sua caduta, avevano prestato giuramento al potere legittimo dei Borboni, ma questo suo improvviso riapparire scombussola cuori e menti. Chi sono i traditori? Quelli che si raggruppano di nuovo intorno a chi donò loro la gloria o quelli che non vogliono abiurare il giuramento appena pronunciato? E gli ufficiali? E i soldati? E la corte, i salotti, gli intellettuali, le belle dame prima bonapartiste e dopo monarchiche? Con chi staranno? Con chi andranno? È la domanda che si pone anche il sottotenente Théodore Géricalut, un giovane che ancora ignora il suo destino di pittore, un giovane che ancora non sa che gli restano appena dieci anni di vita. Nell’attesa, cavalca con le truppe reali, in un paesaggio inzuppato di pioggia e reso scivoloso dal fango, ma
non sa ancora fino a dove e fino a quando. «Questo libro» – sottolinea Franco Cardini nella sua prefazione – «trionfo del mentir-vrai tanto caro all’Aragon poeta, surrealista e comunista, si dispiega alla grande in una girandola di personaggi storici storicamente descritti, personaggi storici fantasticamente – ma non irrealmente – atteggiati,
personaggi fantastici eppure verosimili (ed eccoci di nuovo alla “finzione-non-falsità”, al “mentire-vero”), cavalcate e inseguimenti, preghiere e imprecazioni, splendide uniformi e stracci penosi. E s’incontrano anche i grandi protagonisti, spesso descritti in pochi febbrili tratti: Ney, Chateaubriand, Fouché, Madame Royale, Filippo d’Orléans, futuro “re liberale”… Qua e là si ha l’impressione di leggere un romanzo di Hugo trascritto da Dumas». Romanzo storico fra i più significativi del Novecento francese, La settimana santa è un’opera unica nel suo genere, dove lo sguardo sull’avvenire conta, paradossalmente, più del passato.
Traduzione di Ettore Capriolo
Prefazione di Franco Cardini
Pagine: 728
Recensioni:
Il Giornale – Luigi Iannone
L’Edicola – Alessandro Pozzolo