Solo sette giorni per perdere tutto
di Alessandro Pozzolo – L’Edicola – 8 Settembre 2026
Nel 1815 Luigi XVIII fugge mentre Napoleone rientra dall`Elba «La settimana santa» mostra il crollo delle fedeltà di un Paese
2 ROMA Un periodo di risacca, dove il mondo vecchio è morto ma non ha ancora lasciato dissipare i suoi fantasmi. Un`era stanca di sé stessa, abbarbicata nei rimasugli di antichi valori che ancora precludono al mondo nuovo di nascere. Si parla dei giorni nostri? Ebbene no, siamo in Francia, all`inizio del XIX secolo, e Napoleone è appena fuggito dall`El – ba per tornare alla carica, provocando la ritirata di un già-traballante Luigi XVIII. La fuga del Re verso il confine si protrarrà in sfilacci sconclusionati per una settimana – La settimana santa, appunto. Eccoci in questa nuova edizione targata Medhelan (traduzione di Ettore Capriolo) di un romanzone del 1958, opera del maestro del surrealismo Louis Aragon. Il vero dentro la Storia Chi conosce lo scrittore francese da Il paesano di Parigi (1926) verrà presto stupito. Siamo lontani dalle lande oniriche proprie della prima stagione artistica dell`autore. Ne La settimana santa, definito trionfo del «mentire-vero», l`autore applica le tecniche del surrealismo per indagare le zone d`ombra della realtà storica. Vuole liberarsi «di una visione semplicistica e lineare del mondo», richiamando la poetica di Alejo Carpentier. L` autore cubano aveva condiviso con Aragon la fase di sperimentazione surrealista, ma era poi emigrato in Venezuela. In Los pasos perdidos, tradotto in francese appena tre anni prima, applicava tecniche surrealiste alla figurazione dello scarto storico tra civiltà precolombiane e Occidente in America latina. Un paese senza centro Ma torniamo alla settimana santa. Un Re che scappa. È difeso da una Maison du Roi fatta di giovani fedeli alla Corona, e seguito da una nobiltà che si ritira in una confusione di titoli nobiliari, uniformi e stendardi. Il disordine si ripete su scala spaziale – si confondono località, distanze, e proliferano informazioni false. È così che Aragon rappresenta un paese che ha perso la concezione di sé stesso. Più che una Francia geografica, siamo in un «centro di metamorfosi delle anime», popolata da individui che fuggono da fantasmi psicologici più che reali. In effetti Napoleone non lo vediamo mai, ma è latente come presenza, come inquietudine, che è poi quella per il declino inarrestabile della Monarchia senza ancora un senso di chi riempirà il vuoto. L`avvenire dei giovani Aragon è abile nel tessere «il complicato arazzo degli uomini e delle cose». Entra e esce come uno spirito dai flussi di pensiero di vari personaggi, tra cui Richelieu, Marmont, il duca di Taranto, ma anche contadini picardi, raccoglitori di torba, ex soldati della Rivoluzione finiti a vagabondare per le steppe chirghise. Il protagonista è Théodore, un giovane moschettiere che segue il Re senza sentimento, insicuro dell`uniforme che porta. È «ancora schiavo di tante idee, quelle che avevano avuto corso, fin dalla sua prima giovinezza, nel suo mondo di ieri». Con un Re vigliacco che abbandona i suoi sudditi, e «il Napoleone della disfatta» come unica alternativa, Théodore fatica a capire da che parte stare. Aragon compatisce il sottotenente, e gli dà coraggio. Sono proprio i giovani il cui impeto li porta a «scaravantarsi subito nella lotta», per guardare oltre il ristagno di queste epoche torbide. Aragon scriveva nella lunga notte seguita al secondo conflitto mondiale, ma pare di sentire un`eco dell`Europa contemporanea, in cui urgono menti fresche capaci di superare inquadramenti sociali oramai stanchi e catapultarci con fiducia nell`avvenire. La settimana santa ci rassicura, dicendoci che gli ingredienti sono tutti lì, se solo abbiamo il coraggio e la sensibilità di guardare.
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NOVITA’
La Settimana Santa
Pasqua 1815. Re Luigi XVIII è in fuga. L’usurpatore, l’imperatore, Napoleone insomma, ha lasciato l’isola d’Elba, è appena sbarcato in Francia, è in marcia verso Parigi. Molti generali, all’indomani della sua caduta, avevano prestato giuramento al potere legittimo dei Borboni, ma questo suo improvviso riapparire scombussola cuori e menti. Chi sono i traditori? Quelli che si raggruppano di nuovo intorno a chi donò loro la gloria o quelli che non vogliono abiurare il giuramento appena pronunciato? E gli ufficiali? E i soldati? E la corte, i salotti, gli intellettuali, le belle dame prima bonapartiste e dopo monarchiche? Con chi staranno? Con chi andranno? È la domanda che si pone anche il sottotenente Théodore Géricalut, un giovane che ancora ignora il suo destino di pittore, un giovane che ancora non sa che gli restano appena dieci anni di vita. Nell’attesa, cavalca con le truppe reali, in un paesaggio inzuppato di pioggia e reso scivoloso dal fango, ma
non sa ancora fino a dove e fino a quando. «Questo libro» – sottolinea Franco Cardini nella sua prefazione – «trionfo del mentir-vrai tanto caro all’Aragon poeta, surrealista e comunista, si dispiega alla grande in una girandola di personaggi storici storicamente descritti, personaggi storici fantasticamente – ma non irrealmente – atteggiati,
personaggi fantastici eppure verosimili (ed eccoci di nuovo alla “finzione-non-falsità”, al “mentire-vero”), cavalcate e inseguimenti, preghiere e imprecazioni, splendide uniformi e stracci penosi. E s’incontrano anche i grandi protagonisti, spesso descritti in pochi febbrili tratti: Ney, Chateaubriand, Fouché, Madame Royale, Filippo d’Orléans, futuro “re liberale”… Qua e là si ha l’impressione di leggere un romanzo di Hugo trascritto da Dumas». Romanzo storico fra i più significativi del Novecento francese, La settimana santa è un’opera unica nel suo genere, dove lo sguardo sull’avvenire conta, paradossalmente, più del passato.
Traduzione di Ettore Capriolo
Prefazione di Franco Cardini
Pagine: 728
Recensioni:
Il Giornale – Luigi Iannone
L’Edicola – Alessandro Pozzolo