Quando la Grecia scivolò nell’omologazione
di Giosuè Colomba – Lucialibri – 11 Novembre 2025
Con “La linea dell´orizzonte”, risalente ai primi anni Novanta il brillante ed eccentrico Christos Vakalopoulos raccontò e anticipò come la Grecia (e un po´ tutto il mondo) stesse cambiando inesorabilmente. Un´identità gradualmente smarrita sotto i colpi dell´invasione di orde di turisti. Un romanzo di profetica lucidità… Morto nel 1993, poco dopo avere compiuto 37 anni, Christos Vakalopoulos aveva pubblicato un paio di anni prima un volume che raccontava il crepuscolo di un mondo e una cruciale fase di passaggio non solo della Grecia. Non è il caso di crucciarsi per tutto il tempo che è stato necessario perché anche in Italia vedesse la luce questo libro, ma bisogna rallegrarsi per quella che è più di un´intuizione, è una mossa precisa di un editore che ha una certa idea di mondo e di cultura. Raramente non azzeccano la combinazione giusta e l´alchimia, le edizioni Medhelan , nel proporre titoli e scrittori che in Italia non sono stati apprezzati abbastanza o addirittura non sono proprio arrivati. Tra questi casi rientra anche Christos Vakalopoulos, uomo eccentrico, in bilico fra est e ovest, irrequieto, visionario, coraggioso, fuori dal coro, dalla curiosità vorace, dall´ironia, dalla passione per il cinema e per la buona musica, non solo per la letteratura. Una donna, un´isola Anche in Grecia si è riacceso relativamente da poco l´interesse per Christos Vakalopoulos, che iniziò a mettersi in mostra molto giovane, nel corso degli anni Ottanta, anche come critico cinematografico e sceneggiatore. La linea dell´orizzonte (161 pagine, 16 euro) – questo il titolo edito da Medhelan, tradotto e curato da Francesco Colafemmina, con una sentita prefazione di Petros Markaris – è certamente l´opera più letta e discussa dello scrittore scomparso precocemente, esemplare nel rendere il suo modo di guardare al mondo e alla scrittura. Nell´isola di Patmos si reca Rea Franzi, una trentaduenne dietro la quale è abbastanza naturale rintracciare mente e occhi dell´autore de La linea dell´orizzonte . Attraverso questo personaggio affascinante (e altre donne, sue amiche) si mettono a fuoco, con profetica lucidità, i visitatori che affollavano la Grecia decenni fa e che la affollano, a ondate di stagione, ancora adesso. Dedita in egual misura al consumismo e al cinismo, e all´abbronzatura e alla musica che è rumore, la «gente bionda» contribuisce a omologare il panorama e a far perdere di vista l´identità della terra che… invadono. Sono più pericolosi dei crociati perché non si soddisfano con niente, non hanno nessun obiettivo, il mondo è stato fotografato migliaia di volte e quelli insistono senza sapere perché lo fanno, vengono a ondate e non si rilassano mai, gli è passata per la testa l´idea che se scatti fotografie invece di versare sangue, si allontanerà una volta per tutte la rovina, ma sono fuori strada perché la catastrofe è più vicina che mai e nessuno spesso strato di immagini è destinato a scongiurarla. Tu chiamala, se vuoi, decadenza Colpisce ed è straziante l´immagine di una generazione, quella di Christos Vakalopoulos, tiratasi fuori dalle soffocanti maglie della dittatura greca e accortasi che il futuro non è quello dei sogni, che la Grecia si sta smarrendo in un altro modo, sottilmente crudele. Gli incontrollati flussi di vacanzieri, alla distanza, hanno impatti più negativi che positivi. La linea dell´orizzonte lo svela con una lingua raffinata, con un punto di vista che non è passatista, ma spietato: l´anima – la cultura, dunque – viene meno, si disperde, si confonde, l´alienazione viene a galla. Tu chiamala, se vuoi, decadenza, in ogni direzione, linguistica, culinaria, architettonica, sentimentale. In fuga da Atene e dal marito, Rea Franzi ha trovato nell´isola di Patmos un raro antidoto all´omologazione che va in atto nel resto della Grecia e delle sue isole. E prova ad andare in direzione ostinata e contraria rispetto al materialismo imperante e al culto di ciò che è superficiale. Riuscirà a lei e alla sua generazione di raddrizzare il timone? Tra reiterazioni e silenzi, tra un´ironia atipica e un periodare fatto di frasi che sembrano sentenze, tra un passato apparentemente accogliente e un futuro che disgusta, Christos Vakalopoulos costruisce un romanzo che si eleva rispetto ai tanti del suo tempo, e non solo della sua area geografica. Impossibile resistere a questa lettura, al suadente richiamo di ogni capitolo, alla voce di un autore morto troppo giovane, ma che ha lasciato la firma sulla letteratura greca del secolo scorso.
La linea dell’orizzonte
Bruna, trentadue anni, vestita leggera, Rea Franzì è la protagonista della Linea dell’orizzonte, romanzo e insieme riflessione profetica sulla perdita delle identità. Quelle degli individui prigionieri dell’eterno presente, e quella dei luoghi, come le isole greche invase d’estate da orde di «gente bionda». Ambientato a Patmos, icona della lotta al turismo di massa, dove a mezzanotte «la musica finisce» è la storia di una fuga e di una ricerca. Pasoliniano e nostalgico, sognante e luminoso, il romanzo di Vakalopoulos racconta a nuove e vecchie generazioni il dramma dell’omologazione e della disgregazione sociale. Lo fa con una prosa folgorante, quasi la sceneggiatura di un film, inseguendo Rea fra le spiagge dell’isola dell’Apocalisse. Petros Markaris la definisce nella sua prefazione alla presente edizione «un’opera profetica, che prevede dove sarebbe andata a finire la Grecia nel primo quarto del XXI secolo». Quello di Vakalopoulos, infatti, non è solo un romanzo, ma una guida alla ricerca di un’immagine, un nuovo inizio, un ritorno a se stessi e alle proprie radici. Fra chiesette incastonate sul ciglio di una scogliera, evocazioni dell’imperatore Alessio Comneno, difensore dell’eternità contro i Franchi avidi di presente autori del sacco di Costantinopoli durante la Quarta Crociata, spiagge frequentate da «uomini di altre epoche, passate e future» e altre invase da turisti che non sanno dove si trovano, ma seguono la corrente, Vakalopoulos aiuta il lettore scoprire che la vera fuga è un ritorno. Un ritorno ai ritmi del villaggio, alla comunità, all’autentica musica che sgorga dall’anima del popolo, alla dimensione dello spirito che la Linea dell’orizzonte, quella che unisce l’azzurro del cielo al blu dell’Egeo, lascia intravvedere quale risposta di verità e libertà.
Prefazione di Petros Markaris
Traduzione e postfazione di Francesco Colafemmina
Pagine: 160
Recensioni:
Il Sole 24 Ore – Filippomaria Pontani
Toscana Oggi – Simone Innocenti
Mow Magazine – Riccardo Canaletti
