Una spia nel terrore comunista

di Diego Gabutti – Italia Oggi – 1 Agosto 2025

È proprio nei giorni del Comintern, quando gli avversari politici e i nemici di classe dei comunisti, vale a dire i socialisti e i «borghesi», fanno la fine dei topi, che la sinistra rivoluzionaria in tutte le sue forme diventa una religione, tuttora molto praticata dai devoti, e Lenin («discepolo dogmatico di Marx») il profeta che ne brandisce la spada P aul Dukes , tra i pochi ex agenti che l´MI6 (SIS) abbia autorizzato a scrivere le proprie memorie, opera da infiltrato a San Pietroburgo tra il 1918 e il 1920-21, prima ancora che la città venga ribattezzata Leningrado dai bolscevichi al potere. Sono gli anni del cosiddetto «comunismo di guerra»: il Terrore dilaga, i plotoni d´esecuzione lavorano a pieno ritmo e la fame è un esercito nemico che tiene la Russia sotto assedio. Studente di Conservatorio e insegnante d´inglese prima della caduta dei Romanov , Dukes è in Russia anche nel febbraio 1917, quando c´è «la vera Rivoluzione», quella che abbatte la Russia cannibale degli zar e delle Centurie Nere e la sostituisce, per un irripetibile momento, con una repubblica democratica, di stampo occidentale. Solo pochi mesi dopo, a ottobre, i golpisti bolscevichi pagano il loro debito con la Germania, che ha favorito la loro vittoria, trattando una pace umiliante col Kaiser, e restituiscono la Russia alla sua tradizionale collocazione geopolitica: l´Asia del dispotismo e dell´economia schiavistica. È affare d´un momento: i leninisti, «che non hanno fatto la Rivoluzione, ma che sono stati spronati a tornare in Russia per avvelenarla, copiano i metodi zaristi e, restaurando la polizia zarista, li fanno propri» Dukes viene arruolato nei servizi segreti inglesi «da Mansfield Smith-Cumming, il primo “C” dell´MI6», e accetta di tornare in «Sovdepia» (come l´Urss è ironicamente chiamata, con la prima sillaba delle parole «soviet dei deputati») per organizzare una rete d´intelligence e per raccogliere informazioni sugli umori della popolazione e sugl´intrighi di potere ai piani alti dello Stato. Irriconoscibile, sotto una lunga serie di false identità, poi noto come «uomo dai mille volti», Dukes è uno dei tanti agenti inglesi che in questi primi anni di guerra civile operano in Urss, tutti più o meno convinti di spiarne la rovina e persino di poterla provocare (si veda, di Robert B. Lockhart la biografia di Reilly l´asso delle spie , Sperling & Kupfer 1985, e si vedano i racconti semiautobiografici di W. Somerset Maugham Ashenden , o l´agente inglese , Adelphi 2008). Dukes, oltre che una spia, è un bravissimo scrittore come lo sono anche Fleming, Maugham e le Carré, spie passate alla letteratura Solo che Dukes non scrive romanzi. Quel che scrive è successo davvero. Lui è lì che passa, diretto a qualche appuntamento segreto, quando «nei quartieri industriali» vede «un gruppo d´uomini uscire da uno stabilimento cantando La Marsigliese [e portando] uno striscione sul quale è scritto in modo rozzo il seguente distico: «Dolai Lenina s koninoi, Daitje tsarya s svininoi», che significa: «Abbasso Lenin e la carne di cavallo, dateci uno Zar e la carne di maiale!» È tra la folla che ascolta il delirio carico di minacce (e di spropositi) dei grandi oratori bolscevichi, dei quali fornisce un ritratto veridico – quello, per esempio, del generalissimo dell´Armata rossa Trotsky e quello di Zinov´ev , all´epoca segretario del Comintern, o Terza Internazionale: «Un consumato demagogo da strapazzo e un codardo, che si è sottratto alle cariche di partito nel novembre ´17, temendo il fallimento del colpo leninista, e che da allora è il principale sostenitore degli aspetti più malsani del bolscevismo». Dal 1918 al 1921, con qualche avventurosa puntata in Finlandia, Dukes rimane a San Pietroburgo e Mosca. Nel libro, per le ovvie ragioni, non entra nei particolari della sua missione. Ma è diretto testimone d´ogni episodio di cronaca che illustra (invariabilmente) la natura tirannica e spietata dello Stato comunista. Tra gli altri episodi, lo sciopero delle officine Putilov, già baluardo della Rivoluzione a febbraio, e della dura repressione che segue le proteste operaie: «Una domenica tra i 30 e i 40 camion pieni di marinai e guardie rosse (queste ultime parlano una lingua che gli operai dichiarano non essere russa) occupano gl´ingressi degli stabilimenti. Nei giorni successivi sono arrestati centinaia di uomini; nei casi in cui gli operai non si trovano, sono prese al loro posto le mogli. […] È significativo che tra gli arrestati in uno dei cantieri navali ci siano due uomini che, in una riunione, hanno dichiarato che il parlamento inglese è superiore ai soviet bolscevichi. Questi due figurano tra i fucilati. Più avanti, dopo il mio ritorno in Inghilterra, racconto questo episodio alla Commissione per gli Affari Internazionali del Partito laburista britannico. Un signore alla mia destra (non conosco il suo nome) non trova di meglio che esclamare: «Ben gli sta». Di simili glossatori non si è ancora perduto lo stampo. È proprio allora, anzi, nei giorni del Comintern, quando gli avversari politici e i nemici di classe dei comunisti, vale a dire i socialisti e i «borghesi», fanno la fine dei topi, che la sinistra rivoluzionaria in tutte le sue forme diventa una religione, tuttora molto praticata dai devoti, e Lenin – «discepolo dogmatico di Marx » – il profeta che ne brandisce la spada. Al riparo d´una barba finta, Dukes assiste a questa deriva improvvisa (e imprevedibile) della storia moderna. Sbagliando, pensa che la storia, dopo questo brutto ruzzolone, riprenderà il suo corso.


Crepuscolo rosso e il nuovo giorno

24,00 

Nell’estate del 1918 Paul Dukes, giovane insegnante d’inglese prima a Riga e poi a San Pietroburgo, al servizio del MI6 nella Russia zarista, viene incaricato di indagare sul nuovo regime nato dalla Rivoluzione d’Ottobre. La sua attività operativa, fra travestimenti e rocambolesche fughe, alle prese con ambigui personaggi e braccato dalla temibile Čeka, proseguirà per due anni. Nel 1920 sarà quindi premiato da Re Giorgio V col titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero. Crepuscolo rosso e il nuovo giorno è il racconto delle sue avventure e di quanto cercò di raccogliere dalla diretta voce del popolo russo riguardo alla rivoluzione. Dukes descrive le condizioni di vita in una delle due capitali, le opinioni della gente comune, i velleitari tentativi della controrivoluzione e la progressiva organizzazione delle forze bolsceviche per dar vita ad un sistema di governo totalitario. Prototipo di molte spy stories britanniche, l’opera di Dukes è un quadro assai vivido, narrato con grande abilità e un pizzico di humour inglese, dei primi anni della Russia sovietica. Quella di Dukes è un’opera unica nel suo genere anche per un’altra ragione. Come infatti notava The Times Literary Supplement «si tratta dell’eccezionale caso di un agente segreto britannico cui venne concesso già nel 1922 di pubblicare le memorie della sua attività di spionaggio in Russia».


Prefazione di Antonio Carioti
Traduzione di Fabrizio Bagatti

Pagine: 318


Recensioni:

Il Giornale – Eleonora Barbieri

Italia Oggi – Diego Gabutti


 

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