Descrizione
«…Non era la vita quella che credevamo di possedere
neppure un principio neppure l’attesa d’un principio
neppure l’acqua che viene alle labbra dopo mille anni
ma solo un’inutile febbre che beve fruscio di rami…»
22,00 €
La vita estrema si svolge in un luogo fatto di attese e compimenti, possibilità e realtà, che ricorda la fortezza Bastiani del Deserto dei Tartari e il Berghotel di Thomas Mann. Il protagonista del romanzo riflette sulla vita, sulla soglia solenne della provvisorietà dell’esistenza, nel continuo rimando, nel costante confondersi in molteplici strati, di passato e presente. Pubblicato nel 1985, è l’opera in prosa più rilevante del germanista, critico letterario e traduttore, Ferruccio Masini. Un testo poliedrico, scritto con una lingua nitida, affilata, che accompagna il lettore nelle profondità della speculazione filosofica e dei dilemmi esistenziali. Romanzo e vita finiscono per sfumare in un racconto che sovrappone esperienza del dolore e memoria di guerra: «la vita è essere un romanzo, agirlo, modellarlo, rappresentarlo, moltiplicarne le risonanze, le imprevedibili possibilità, magari anche le sue misteriose deviazioni, i suoi equivoci». Così, lo stesso Masini, sintetizza il gioco di specchi fra vita e letteratura. «La “vita estrema” non indica una vita eccezionale nel senso banale del termine – chiarisce Emilio Carlo Corriero. Non è la vita spettacolare dell’eccesso, né la celebrazione romantica della dismisura. È, più radicalmente, la vita considerata nel punto in cui essa tocca i propri limiti». Al romanzo di Masini, ricco di continui rimandi a Nietzsche, Heidegger, Jaspers, viene associata in questa edizione la raccolta di poesie Per le cinque dita, i cui versi riverberano idealmente degli stessi interrogativi, degli squarci e degli abissi de La vita estrema.
Prefazione di Emilio Carlo Corriero
Pagine: 360
«…Non era la vita quella che credevamo di possedere
neppure un principio neppure l’attesa d’un principio
neppure l’acqua che viene alle labbra dopo mille anni
ma solo un’inutile febbre che beve fruscio di rami…»