Il cuore nero del Caucaso

di Federica Manzon – “Tuttolibri” La Stampa – 10 Gennaio 2026

“Chi scrive di Caucaso scrive di estremi e chi scrive della Russia scrive di eccessi”. E Lesley Blanch li conosce entrambi.
Nata in Inghilterra all’inizio del secolo scorso e morta più che centenaria in Francia dopo una vita di fughe dal conformismo del
proprio tempo, di lei in Italia si sa poco, giusto che fu la prima moglie dello scrittore Romain Gary: lo amò perché aveva lineamenti orientali, e come lei un temperamento teatrale e un gusto per il travestimento. Fu una viaggiatrice instancabile e un’amante del Medio Oriente, a cui sentiva di appartenere a tal punto da inventarsi, della sua autobiografia, il personaggio di The Traveller, un tartaro che da ragazzina l`avrebbe iniziata alla cultura orientale, e poi sarebbe diventato il suo primo amante. Naturalmente non esisteva, ma era un buon modo per spiegare la fascinazione per la steppa e i cavalli selvaggi, i samovar e i gioielli persiani. E da questa fascinazione che nasce quello che è forse il suo libro più importante, Le sciabole del Paradiso, la biografia dell`Imam Samil` e la storia della sfinente guerra con lo zar Nicola I per il dominio del Caucaso, uscito in inglese nel 1960 e ora pubblicato dalle edizio- ni Medhelan nella traduzione di Fabrizio Bagatti. Perché leggere oggi queste 768 pagine sullo scontro tra due despoti? Perché Blanch, pur con i condizionamenti del suo sguardo inglese, ci mostra quanto il Caucaso non abbia mai smesso di essere il terreno di gioco della partita tra gli imperi occidentali (quello inglese per primo) e quello russo, e come non si esitò, pur di contrastare le mire di espansione dello zar, a soffiare sul fuoco del fanatismo religioso. Andiamo con ordine. Le sciabole del paradiso è prima di tutto un romanzo di geografia: di villaggi su pareti rocciose, raggiungibili solo da sentieri a precipizio, dove la durezza delle montagne si riverbera sulla frugalità delle abitudini e la resistenza dei corpi. Vi abitava un popolo di battaglieri per i quali le teste mozzate dei nemici erano sempre una buona moneta di scambio. Vi finiva a combattere la jeunesse dorée di San Pietroburgo, esiliata per debiti d`azzardo, duelli e scandali, o per dimenticare amori infelici. E i grandi scrittori: Lermontov e Tolstoj . (Per ritrovare l`anima di questi luoghi leggiamo Un eroe del nostro tempo!). Eccolo il Caucaso, una terra considerata così inespugnabile che in Persia c`era un detto: «Quando uno scià è pazzo, attacca il Daghestan». E poi ci gli uomini. Samil`, il guerriero e il mistico, spietato e santo. Samil` che fin da piccolo mostra un orgoglio senza limiti, ma che è anche un bambino lunatico, chiuso in un suo mondo di djinn. Guerriero dall`implacabile disciplina, conosce il sufismo dei Murid, un`interpretazione dell`Islam come miscela inebriante di misticismo e potere assoluto, e ne fa un`arma per tenere unite le litigiose tribù del Caucaso sotto l`aura della guerra santa: «Il Paradiso è all`ombra delle nostre sciabole» grideranno i suoi combattenti lanciandosi in battaglia. E c`è lo zar Nicola I, il prodotto di tutori e di una madre tedeschi, da cui eredita l`attenzione ossessiva al dettaglio e l`inclinazione verso tutto ciò che è militare. Non ha pensieri che per il suo esercito e, come i suoi generali, è convinto che gli uomini siano il miglior strumento di guerra: costano poco, perché vengono presi nelle galere e nelle miniere, e in Russia non finiscono mai. Questa è la storia di uno scontro durato mezzo secolo tra due uomini eccezionali, ma è anche un campionario di aneddoti affascinanti e biografie leggendarie (mirabile è il personaggio di Chadíi-Mura ritratto anche da Tolstoj). Tutto culmina nel 1839, con l`assedio di Akhul`go, in cui viene preso ostaggio il primogenito di Samil`, Dejmmal-Eddin. Il padre passerà l`intera vita cercando di catturare un prigioniero di rango tale da po- ter riscattare suo figlio. Ci riuscirà quindici anni dopo, quando le principesse della Georgia, dame di compagnia della zarina, vengono rapite e portate prigioniere nel Grande Aul, il serraglio dell`Imam tra le rocce più impervie. È l`inizio di una trattativa che mostrerà l`avidità dei comandanti caucasici, la fedeltà dei principi georgiani allo zar, la lealtà e il carisma di Samil`. Alla fine Dejmmal-Eddin, che aveva conosciuto gli sfarzi e la cultura di Pietroburgo e ricordava amaramente la durezza dei villaggi montani, si sacrificherà cavallerescamente e tornerà da suo padre. Ma quel figlio, amato dallo zar come un prediletto, è ormai un russo. Morto Nicola I, Samil` stanco e invecchiato viene fatto prigioniero. Lo zar Alessandro II gli riserva un esilio onorevole in Russia, dove però il Leone del Daghestan occuperà sempre «un posto simile a quello dell`ananas: era una rarità esotica che, con la sola presenza, conferiva gloria e aria di festa a qualsiasi riunione». Si chiude così un momento della storia, di lì a poco i grandi Imperi crolleranno, finirà la dinastia degli zar, i fanatismi religiosi prenderanno altre forme, il Caucaso continuerà a rimanere terra contesa, difficilmente capita, in strenua lotta per la propria indipendenza. Lo è ancora oggi.


Le Sciabole del Paradiso

31,00 €

Nel Caucaso selvaggio e fascinoso, amato da Lermontov, Puškin e Tolstoj, si svolsero nella prima metà del XIX secolo i feroci scontri fra gli indipendentisti islamici guidati dall’Imam Samil’ e l’esercito degli zar. Lesley Blanch, scrittrice, viaggiatrice, prima moglie di Romain Gary, ricostruisce l’epopea delle guerre caucasiche con il suo inconfondibile stile che unisce alla narrazione palpitante e storicamente documentata, la curiosità per i dettagli, continui richiami letterari e persino musicali, una smodata passione per la Russia con le sue pianure innevate percorse dalle troike, e per le austere montagne del Caucaso al cui cospetto Puškin si sentiva «triste e leggero». La figura dell’Imam Šamil’, «Il Leone del Daghestan», viene ricostruita con accuratezza e sensibilità, dalla perdita del figlio, preso in ostaggio dai russi, fino al rapimento delle principesse georgiane con le quali verrà scambiato verso la fine del conflitto. Il tutto passando per l’animo tenebroso dello zar Nicola I, e per i cangianti caratteri dei suoi generali, senza risparmiare riferimenti alle ingerenze inglesi in questo conflitto che si iscriveva nel più ampio quadro del «Grande gioco». I britannici russofobi, infatti, fecero di tutto per arrestare l’avanzata russa nel Caucaso, temendo un effetto domino sulla Persia, sull’Afghanistan e quindi sull’India. Fu questa anche una delle ragioni che condussero alla tremenda guerra di Crimea, quando si rinnovò l’interesse europeo per il guerrigliero Šamil’, emblema della lotta all’invasore russo. In un mondo plasmato dall’imperialismo occidentale, il tentativo di espansione degli zar nel Caucaso era visto come una vera e propria insolenza: «l’Europa non poteva consentire al sempli­ce fatto che la Russia, con palese mancanza di delicatezza, fosse diventata una Grande potenza», così si era espressa la contessa Nessel’rode, moglie di un famoso diplomatico russo. Fra ritratti di irregolari, affascinati dall’oriente misterioso – proprio come la stessa Blanch – e descrizioni di epici scontri fra spietati ceceni e fatalisti soldati dello zar, Le Sciabole del Paradiso è la biografia più completa del «Leone del Daghestan». Un racconto stimolante, dal travolgente stile narrativo, di un capitolo poco noto della storia ma nondimeno di straordinaria attualità.


Traduzione di Fabrizio Bagatti
Prefazione di Aldo Ferrari

Pagine: 768 con illustrazioni


Recensioni:

Tuttolibri – Federica Manzon


 

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