Il Numero 31328
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1922. Dopo la disordinata ritirata delle truppe di occupazione greche dall’Asia Minore, la popolazione greca dell’Anatolia è lasciata al ludibrio dell’armata kemalista e di feroci bande di irregolari. Un mese prima l’incendio di Smirne ad opera dei turchi segna il crepuscolo dell’ellenismo nella sua antica culla ionica. A fine ottobre l’esercito di Kemal entra ad Aivalì, cittadina greca sulla costa dell’Asia Minore. I soldati ordinano a tutti gli uomini fra i 18 e i 45 anni di presentarsi al comando turco appena insediatosi davanti al porto della cittadina. Il giovane Ilias prova a scappare, ma viene catturato. Comincia per lui un lungo viaggio verso i «battaglioni di lavoro» della Turchia. Cruda e spietata cronaca del genocidio dei greci dell’Asia Minore, Il Numero 31328 è il primo romanzo di Ilias Venezis. Racconto autobiografico, ricco di fatti circostanziati, luoghi e personaggi realmente esistiti, il «libro della schiavitù» è il documento straordinario di una pagina oscura del Novecento, e una delle più potenti opere della letteratura europea contro la guerra. Come scrisse Venezis nel 1972, questo libro è un esercizio di memoria privo, al contempo, di odio verso i carnefici: «diciamo noi alla sponda orientale dell’Egeo, se cercate di cancellare la nostra storia, il nostro sinassario e il nostro martirologio, questo non possiamo farlo. Pure, sappiamo fare qualcos’altro di onorevole e profondo: possiamo non portare rancore. Per questo, senza cancellare la nostra storia, aiuteremo così l’affratellamento dei nostri popoli: metteremo nella nostra porzione tutto quel che abbiamo sofferto, così tanti secoli di odio, la nostra afflizione e lo sradicamento. E dall’altra parte ci metteremo il nostro amore per la pace, la coscienza della necessità che i nostri popoli non si ritrovino più in guerra e stermini». Scritto con una prosa essenziale, vivida, straziante, Il Numero 31328 è «la protesta di un uomo contro la guerra» che anticipa, anche nel semplice numero di matricola inciso su un pezzo di latta, gli orrori dei campi di sterminio della Seconda guerra mondiale.
Introduzione di Antonia Arslan
Traduzione e postfazione di Francesco Colafemmina
In appendice: “De profundis” di Ilias Venezis
Pagine: 304
Pseudonimo di Ilias Mellos, autore greco nato ad Ayvalik in Asia Minore (1898-1973). Venezis, tra i massimi esponenti della generazione del '30, vive nel 1922 le conseguenze della cosiddetta "Catastrofe dell'Asia Minore", ossia la tragica e violenta fine dell'ellenismo anatolico. Assieme ad oltre un milione di profughi, si trasferirà dopo la drammatica esperienza della prigionia nei campi di lavoro turchi, a Lesbo. Qui comincerà il sodalizio con lo scrittore Stratìs Myrivilis. Negli anni '30 si trasferisce ad Atene, dove diventa impiegato della Banca Nazionale Greca. Autore di una famosa trilogia dedicata allo sradicamento (Il Numero 31328, Tranquillità e Terra Eolica) fu autore di libri di racconti, romanzi, opere teatrali. Fu nominato membro dell'Accademia di Atene nel 1957. Inoltre presiedette il festival cinematografico di Salonicco dal 1963 al 1966. E' considerato fra i massimi narratori greci del Novecento.